Un caso che attraversa i continenti e mette in luce le difficoltà nel riconoscere ufficialmente un decesso avvenuto all'estero finisce davanti ai tribunali milanesi. Una donna residente a Milano ha presentato richiesta di liquidazione di una polizza sulla vita del marito presso la sua compagnia assicurativa, sostenendo che l'uomo abbia perso la vita nel dicembre 2021 a seguito di un incidente stradale nella regione indiana del Punjab. Secondo la ricostruzione emersa dalle cronache, la richiedente ha prodotto una documentazione che sembrerebbe supportare la sua versione: certificati ospedalieri indiani, una certificazione rilasciata dal dipartimento sanitario locale e un rapporto compilato dalla polizia dello Stato indiano. Il valore della polizza in questione ammonta a circa duecentomila euro.
L'assicurazione ha però deciso di negare il pagamento, sollevando dubbi sulla coerenza della documentazione presentata. Una volta rifiutata la liquidazione, la donna ha intentato causa presso il Tribunale ordinario di Milano, sezione civile numero sei, chiedendo al giudice di obbligare la società a versarle il dovuto. I giudici milanesi però hanno recentemente emesso una sentenza a suo sfavore, condannandola inoltre al versamento di circa settemila euro a titolo di spese processuali.
Nodo cruciale della vicenda è risultata un'incongruenza documentale riguardante la data di nascita del defunto. Nella polizza assicurativa, nel codice fiscale, nel passaporto e nell'atto matrimoniale, l'uomo risulta nato a luglio del 1971. Tuttavia, il certificato medico di morte e la relazione della polizia del Punjab indicano il medesimo nome e lo stesso giorno natale, ma riferiscono un mese diverso. Il certificato emanato dall'ufficio sanitario locale, inoltre, non specifica nemmeno una data precisa di nascita, limitandosi a informazioni generiche. Sebbene simili discrepanze potrebbero facilmente derivare da semplici errori di trascrizione, il collegio giudicante non ha ritenuto di disporre di elementi sufficienti per verificare con certezza questa ipotesi.
Nella motivazione della sentenza, i magistrati hanno evidenziato come dai documenti allegati al procedimento non emerga prova convincente che l'uomo deceduto nell'incidente stradale del Punjab sia effettivamente l'assicurato in questione. Il tribunale ha inoltre sottolineato come, in mancanza di tale certezza, la richiesta della donna debba essere rigettata. Da un punto di vista formale e legale, secondo lo Stato italiano, il marito della ricorrente risulterebbe pertanto ancora vivente, oppure mancherebbe comunque la documentazione idonea a provarne il decesso. Una sentenza che evidenzia come le procedure di riconoscimento ufficiale dei decessi transnazionali comportino ancora oggi significative complessità burocratiche e documentali.