Il Programma nazionale di ripresa e resilienza chiude i battenti tra poche settimane, il 30 aprile 2026, e proprio mentre il dibattito pubblico si concentra su obiettivi non raggiunti e burocrazie, rischia di passare inosservato un risultato straordinario nel campo della ricerca energetica italiana. Fondazione NEST, l'unico ente tra i 14 Partenariati Estesi del Ministero dell'Università e della Ricerca completamente dedicato alla transizione energetica sostenibile, ha trasformato 118 milioni di investimenti in una rete operativa che coinvolge quasi settecento ricercatori e ha già consegnato risultati misurabili al mercato dell'innovazione.

In soli tre anni, NEST ha messo in movimento 244 progetti paralleli con il supporto di 91 aziende partner, generando 74 prototipi funzionanti e dieci tecnologie brevettate o brevettabili, alcune delle quali hanno già raggiunto livelli di maturità tecnologica elevati, tra 7 e 9 su una scala di 10, il che le pone in una posizione di pronta commercializzazione. Numeri senza precedenti nel panorama italiano della ricerca applicata al settore energetico, eppure ancora poco valorizzati nel dibattito pubblico e politico.

In uno scenario geopolitico dove l'Europa ha imparato a non dipendere dal gas russo solo per rischiare di scambiarla con una dipendenza analoga dalle forniture cinesi di batterie e componenti per l'energia rinnovabile, il lavoro di NEST acquista una rilevanza strategica considerevole. Le ricerche portate avanti affrontano proprio il nodo cruciale dell'autonomia: sviluppare tecnologie che utilizzano materiali alternativi al litio, disponibili localmente, economicamente accessibili e non inquinanti. Le batterie al sodio promettono costi inferiori mantenendo prestazioni adeguate per gli impianti stazionari; le batterie ferro-aria offrono capacità elevate a frazioni di costo; quelle a flusso, separando lo stoccaggio dalla conversione, consentono una scalabilità che le chimiche tradizionali non riescono a garantire.

Secondo Francesco Cupertino, presidente di Fondazione NEST, il principale rischio oggi non è il finanziamento, ma la dispersione di un patrimonio scientifico e tecnologico costruito faticosamente. A pochi mesi dalla scadenza del Pnrr, l'ente sottolinea come manchi ancora una strategia chiara per trasformare questi brevetti e prototipi in realtà industriale, creando una concreta autonomia strategica sui materiali critici dell'energia pulita. Mantenere il fiato su questa ricerca significa costruire la base industriale che l'Italia del futuro non potrà permettersi di sottovalutare.