La cerimonia degli Oscar di domenica sera a Los Angeles vedrà l'assenza di uno dei volti più rilevanti del cinema internazionale contemporaneo. Motaz Malhees, attore protagonista del film «La voce di Hind Rajab», non potrà varcare i confini statunitensi a causa del suo status di cittadino palestinese. La notizia arriva attraverso i social media, dove l'interprete ha comunicato personalmente l'accaduto con parole cariche di dignità nonostante la frustrazione della situazione.

Il film in questione, diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania, compete nella categoria dedicata al miglior film internazionale. L'opera ha già conquistato riconoscimenti prestigiosi, tra cui il Leone d'Argento alla recente 82esima Mostra del Cinema di Venezia, dove ha ricevuto un'ovazione che ha superato i venti minuti consecutivi. Il progetto rappresenta una testimonianza cinematografica toccante e controversa: ricostruisce gli eventi del 29 gennaio 2024, quando un bambina di cinque anni rimase intrappolata in un'automobile sotto fuoco a Gaza mentre chiedeva aiuto al telefono ai volontari della Mezzaluna Rossa.

Nella sua dichiarazione pubblica, Malhees ha affrontato l'esclusione con fermezza, sottolineando come le restrizioni amministrative non possono silenziare il messaggio che il film intende trasmettere. «Potete bloccare un passaporto ma non una voce», ha scritto l'attore, rimarcando che pur non potendo presenziare fisicamente, parteciperà spiritualmente alla serata. Ha inoltre assicurato che la storia che il film racconta trascende qualsiasi impedimento burocratico e continuerà a trovare spazi di ascolto internazionale.

La scelta della regista Ben Hania di includere nell'opera la registrazione originale della chiamata di emergenza ricevuta dai soccorritori ha amplificato l'impatto emotivo della visione, trasformando il lungometraggio in un documento storico oltre che in un'esperienza cinematografica. Il nome della bambina protagonista, Hind Rajab, è rimasto vivo nella memoria collettiva attraverso questa pellicola, che ne preserva la memoria e la testimonianza.

L'episodio solleva interrogativi più ampi sulle dinamiche di inclusione e esclusione nei grandi appuntamenti del cinema mondiale, mettendo in luce come questioni geopolitiche e restrizioni diplomatiche possano influire sulla partecipazione di artisti ai principali riconoscimenti internazionali. Nonostante l'assenza fisica, la candidatura stessa del film rappresenta un riconoscimento della qualità artistica dell'opera e del suo valore narrativo.