Riccardo Scamarcio arriva a Monopoli domani per ritirare il Premio Eccellenze del cinema durante la 26esima edizione del Sudestival, un riconoscimento che l'attore accoglie con soddisfazione soprattutto per il contesto territoriale. «È gratificante ricevere questo premio in una manifestazione che coinvolge ragazzi, insegnanti e scuole della Puglia, la regione da cui vengo», ha dichiarato a MediaLives News l'interprete quarantaseienne.

Ma Scamarcio non si limita a ringraziamenti di circostanza. Affrontando il tema dello stato del cinema italiano contemporaneo, l'attore non risparmia critiche. «Se potessero, Antonioni e Fellini protesterebbero dalle loro tombe di fronte a quello che sta accadendo nel nostro cinema», commenta con una punta di ironia. Il problema, secondo lui, risiede nella perdita di quello che caratterizzava i maestri del passato: la capacità di creare opere indipendenti e sperimentali, lontane dalle logiche commerciali pure e semplici. Come riferimento positivo cita Paolo Sorrentino, che a suo dire mantiene ancora un'autentica autonomia creativa.

Per uscire da questa impasse, Scamarcio propone un modello ispirato alla storia del cinema americano. «Negli anni Quaranta e Cinquanta nacque la United Artists, una struttura di distribuzione creata dagli artisti stessi per contrastare il potere delle grandi major interessate unicamente al profitto. L'industria cinematografica dovrebbe invece puntare sulla creazione di capolavori unici, non su prodotti standardizzati», spiega. Nel contesto italiano, chiede che il sistema protegga l'indipendenza dei produttori, dia opportunità ai giovani autori e mantenga altissimi gli standard di ricerca artistica, preservando al contempo l'identità culturale nazionale.

Sul piano personale, Scamarcio rivela un sogno nel cassetto: interpretare il mitico Fitzcarraldo, il personaggio di Werner Herzog che con ossessione travolgente si propone di portare l'opera lirica nella giungla amazzonica. «Mia nonna mi chiamava così da bambino perché ero un ragazzino incredibilmente vivace e indomabile. Mi affascina la sua umanità straripante». Questo desiderio riflette la filosofia dell'attore: «Il mio augurio è che prevalga sempre l'umanità, per me personalmente e per tutti».

Nel presente e nel prossimo futuro, Scamarcio è impegnato su più fronti. Ha completato «I figli della scimmia», esordio alla regia di Tommaso Landucci dove interpreta un padre che affronta la disabilità del proprio figlio dodicenne, un'esperienza definita «straordinaria». In uscita c'è anche «Giorni felici» di Susanna Nicchiarelli, adattamento della graphic novel di Zuzu con la co-protagonista Carlotta Gamba. Come produttore, sta realizzando un mockumentary su Federico II di Svevia, uno dei suoi grandi interessi storici: la regia è affidata a Francesco Lopez e Scamarcio stesso compare nel falso documentario, interpretando sé stesso alle prese con il tentativo di realizzare un film sul celebre imperatore svevo, scontrandosi così con le stesse dinamiche tra committenza e creazione artistica di cui ha parlato in questa intervista.