La battaglia legale per la strage di Ustica non accenna a concludersi. Il prossimo 18 marzo, i familiari delle 81 persone morte nel disastro aereo del 27 giugno 1980 si presenteranno in tribunale per opporsi formalmente all'archiviazione dell'indagine. A dirlo è Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei parenti, che sostiene come il caso meriti ancora approfondimenti sostanziali prima di essere definitivamente chiuso.
Al centro della contesa rimangono i dettagli forniti dalla Nato, contenuti in un fascicolo di circa 450 pagine depositato recentemente. Bonfietti giudica incompleta e insufficiente questa documentazione, evidenziando come non affronti adeguatamente questioni ancora irrisolte. Tra gli elementi che meriterebbero ulteriori indagini figurano proprio le informazioni relative alla presenza nel Mediterraneo della portaerei Foch, una nave che la Francia ha costantemente negato di avere in quella zona al momento della tragedia.
La strage di Ustica rimane uno dei più grandi misteri della storia italiana contemporanea. L'aereo Itavia IH870, un DC-9 in volo da Bologna a Palermo, precipitò nelle acque del Tirreno senza che i passeggeri e l'equipaggio potessero lanciare alcun mayday. Nel corso dei decenni, molteplici indagini hanno ipotizzato il coinvolgimento di forze militari estere, ma nessuna prova definitiva è mai stata acquisita.
I familiari delle vittime continuano a richiedere trasparenza totale sui documenti detenuti da governi e istituzioni internazionali. La loro determinazione nel rifiutare l'archiviazione della causa rappresenta un'ultima trincea nella ricerca della verità, in una vicenda dove i segreti di Stato hanno finora prevalso sulla necessità di giustizia. L'udienza del 18 marzo potrebbe risultare decisiva per stabilire se il fascicolo rimarrà aperto o se questa capitolo della storia italiana verrà definitivamente concluso.