ROMA – Ventotto anni dopo Shakespeare in Love, torna in sala un nuovo capitolo dedicato al Bardo, questa volta dal punto di vista intimo e doloroso. Chloé Zhao, già vincitrice dell'Oscar per Nomadland, ha diretto Hamnet, adattamento del fortunato romanzo di Maggie O'Farrell che affronta uno dei momenti più cruciali della biografia di William Shakespeare. Al centro della storia non il genio letterario, ma l'uomo fragile che affronta la morte prematura del figlio undicenne. Con otto nomination agli Academy Awards in arrivo, il film si posiziona tra i favoriti della stagione.

Il progetto vede protagonisti Paul Mescal nei panni di Will Shakespeare e Jessie Buckley, candidata a sua volta come migliore attrice protagonista, nel ruolo di Agnes, la moglie. Quest'ultima figura, generalmente marginale nei documenti storici ufficiali, diventa centrale nella narrazione di Zhao, trasformandosi nel fulcro attorno al quale ruota l'elaborazione del lutto familiare. Il dolore e l'assenza del padre si intrecciano con la necessità creativa che culminerà in capolavori letterari. Il film affronta come la perdita diventi il catalizzatore per la sublimazione artistica.

Interrogata sulla scelta di adattare il romanzo, Zhao ha spiegato l'attrazione verso una storia che unisce amore, morte e trasformazione personale. In quel momento della sua carriera stava ripensando al proprio ruolo di narratrice, e la vicenda shakespeariana rappresentava il perfetto veicolo per esplorare queste tematiche. Benché non consideri se stessa un'esperta della letteratura elisabettiana, la regista ha rivelato di apprezzare soprattutto l'aspetto simbolico e quasi magico dell'opera shakespeariana, vedendola come una connessione a una dimensione più profonda della realtà umana.

Osservando il proprio percorso artistico, Zhao ha identificato un filo conduttore nei suoi primi lavori, caratterizzati dal tema della perdita e della ricerca identitaria. I personaggi attraversavano momenti di crisi che, mediante un processo catartico, li conducevano alla scoperta di sé. Con Hamnet e il precedente Eternals, la regista ha ampliato questa visione, pur mantenendo il tema del lutto. Tuttavia, il focus si è spostato verso la metamorfosi e la capacità dell'arte di trasformare l'esperienza umana. Il film suggerisce che attraverso la creazione artistica sia possibile superare la dicotomia tra vita e morte, raggiungendo uno stato di unità dove l'illusione della separazione scompare.

La candidatura a otto premi, incluse quelle per il miglior film e la migliore regia, conferma come Hamnet si sia ritagliato uno spazio rilevante nel panorama cinematografico contemporaneo. La storia di Shakespeare non è celebrazione del genio, ma intimità di un padre che trasforma il proprio dolore in atto creativo permanente, elevando l'esperienza personale a significato universale attraverso l'eternità dell'arte.