La sinistra milanese si spacca sulla giustizia. Mentre Elly Schlein e Beppe Sala convocano i simpatizzanti del Partito Democratico per una mobilitazione contraria al referendum, prevista venerdì alle 18 in piazza Sant'Agostino, emerge una voce fuori dal coro: quella di Giuliano Pisapia, storico sindaco della città, che annuncia pubblicamente il proprio voto a favore della consultazione referendaria.
La manifestazione dem rappresenta uno dei momenti clou della campagna referendaria della sinistra milanese. La piazza di Sant'Agostino sarà dunque il palcoscenico scelto da Schlein e Sala per esprimere l'orientamento ufficiale del partito, offrendo una piattaforma ai sostenitori della posizione del No. La scelta della location e della tempistica rivela l'importanza strategica che il Pd attribuisce a questa mobilitazione nel capoluogo lombardo.
Ma è la dichiarazione di Pisapia a catalizzare l'attenzione mediatica. L'ex primo cittadino, figura di rilievo nella storia politica recente di Milano, comunica di intendere votare Sì, creando una frattura nella compattezza del fronte democratico sulla questione referendaria. Una posizione che si discosta significativamente dalla linea ufficiale del partito e che testimonia quanto il tema sia divisivo anche all'interno della coalizione progressista.
Il Pd tenta di contenere la divergenza. Gli esponenti dem, in particolare quelli vicini alla corrente centrista, organizzano un evento parallelo presso la sede del Parenti, volto a consolidare il fronte del No senza contaminazioni esterne. Secondo le fonti, c'è stata anche una presa di posizione netta: la campagna referendaria deve mantenersi distante da qualsiasi alleanza o sovrapposizione con la destra politica, un elemento critico per preservare l'identità progressista della mobilitazione.
La vicenda mette in luce le tensioni interne al centrosinistra italiano sulla riforma della giustizia, tema storicamente divisivo nella gauche. Da una parte chi ritiene il referendum uno strumento legittimo per esprimere una posizione alternativa alla linea governativa, dall'altra chi vede nella consultazione un rischio di confusione politica e una possibile arma nelle mani dell'opposizione di destra.