Una doccia fredda per l'imprenditore ceco Karel Komarek arriva dal quartier generale di Ferretti. Ieri il consiglio di amministrazione del celebre gruppo cantieristico, quotato a Milano e Hong Kong, ha respinto nettamente l'offerta pubblica di acquisto lanciata da Kkcg Maritime sul 15,4% del capitale al prezzo di 3,5 euro per azione. La decisione non è stata all'unanimità: Piero Ferrari e l'amministratore delegato Alberto Galassi si sono astenuti dal voto.

Secondo la comunicazione ufficiale emanata dal board, l'offerta manca dei requisiti minimi di equità e ragionevolezza per gli azionisti indipendenti e presenta un corrispettivo inadeguato dal punto di vista finanziario. Per questo motivo il consiglio ha consigliato esplicitamente ai soci di non aderire all'Opa. Questa posizione viene ribadita anche dal comitato dei consiglieri indipendenti, che in una lettera ufficiale confuta la congruità economica della proposta invitando gli investitori a starne alla larga.

Non è la prima battuta d'arresto per il magnate ceco. Già in precedenza l'offerta era stata rifiutata anche da Fih, il veicolo finanziario del colosso cinese Weichai, altro grande player nella compagine azionaria. Anzi, proprio Weichai sta giocando una partita diversa: invece di rispondere all'offerta, prosegue silenziosamente nell'accumulo di titoli. Il gruppo asiatico ha portato la propria quota al 39,4% del capitale sociale, consolidando il ruolo di primo azionista.

Mercato piuttosto impassibile di fronte alle polemiche. Il titolo Ferretti in borsa ieri ha registrato una flessione contenuta dello 0,6%, chiudendo a 3,69 euro. Un dato significativo: il prezzo di mercato rimane decisamente al di sopra dei 3,5 euro proposti da Komarek, segnale che gli investitori concordano con la valutazione critica del board e ritengono Ferretti meritevole di una quotazione superiore.