Negli ambienti strategici statunitensi cresce l'inquietudine rispetto alle intenzioni nucleari della Cina. Secondo valutazioni dell'intelligence americana, Pechino starebbe segretamente sviluppando nuove capacità atomiche attraverso esperimenti a bassa intensità, una prassi che rappresenterebbe un cambio di rotta significativo nella sua politica di difesa. Questa preoccupazione ha acquisito nuovo peso dopo che Donald Trump, lo scorso anno, ha ordinato una valutazione sulla possibilità di riprendere i test nucleari statunitensi, interrotti dal 1992. Una decisione che riflette il timore di Washington che i suoi principali competitor strategici, Russia e Cina, stiano proseguendo sperimentazioni atomiche non dichiarate.

A fornire dettagli specifici è stata l'amministrazione Biden-Harris attraverso i suoi massimi esponenti della sicurezza nazionale. Thomas DiNanno, sottosegretario di Stato responsabile del controllo degli armamenti, ha dichiarato pubblicamente a Ginevra che Pechino avrebbe effettuato detonazioni nucleari con potenze comprese tra poche centinaia di tonnellate, utilizzando tecniche sofisticate per eludere i rilevamenti sismici internazionali. Anche il senatore repubblicano Tom Cotton, che presiede la Commissione Intelligence del Senato, ha confermato le valutazioni della CIA, affermando che sia Mosca che Pechino hanno condotto test definiti "supercritici".

Gli Stati Uniti hanno individuato un evento particolarmente sospetto avvenuto il 22 giugno 2020 in prossimità dell'impianto nucleare di Lop Nur, situato nella regione dello Xinjiang. I dati ufficiali registrano un'attività sismica di magnitudo 2,75 in quella zona. L'Organizzazione internazionale per il trattato sul bando totale dei test nucleari ha riconosciuto la presenza di due piccoli eventi sismici verificatisi contemporaneamente nel medesimo luogo, tuttavia ha evidenziato l'impossibilità di determinare con assoluta certezza se si trattasse effettivamente di esplosioni nucleari controllate.

Pechino respinge categoricamente ogni accusa di questo genere. Le autorità cinesi hanno ribadito con fermezza di non aver mai condotto operazioni nucleari clandestine e hanno esortato gli Stati Uniti a desistere da qualsiasi programmazione orientata alla ripresa delle esplosioni sperimentali. Nonostante le smentite ufficiali, a Washington prevale il convincimento che la strategia nucleare cinese stia subendo una trasformazione profonda, potenzialmente orientata verso una maggiore prontezza militare.

Questa escalation retorica si inserisce in un contesto di competizione geopolitica sempre più acuta tra Washington e Pechino. La questione dei test atomici rappresenta uno dei nodi più delicati nella relazione bilaterale, poiché tocca direttamente l'equilibrio strategico globale e la credibilità degli accordi internazionali di non proliferazione. Le evidenze presentate dal governo statunitense, per quanto basate su interpretazioni di dati tecnici tutt'altro che univoche, stanno consolidando la narrazione di una Cina sempre più aggressiva e imprevedibile, uno scenario che potrebbe spingere ulteriormente le due potenze verso una corsa agli armamenti nucleari senza precedenti nella storia recente.