Le liste d'attesa occupano il centro del dibattito pubblico sulla sanità italiana. Politici e media le additano come il segno tangibile della crisi del Servizio sanitario nazionale, usandole persino come metro per misurare l'insostenibilità del sistema. Eppure, secondo Giovanni Fattore, docente di Economia e Management, questa narrazione risulta semplicistica e spesso fuorviante. Il vero problema della nostra sanità, sostiene l'esperto, risiede altrove.

Il sistema normativo prevede una classificazione delle prestazioni mediche in quattro livelli di urgenza: urgente, breve, differibile e programmabile. Qui sta il nodo della questione. Il Servizio sanitario nazionale gestisce in maniera soddisfacente le prime due categorie, quelle dove il tempo è critico e intervenire rapidamente può fare la differenza tra la vita e la morte. Sono casi clinicamente seri e tempo-dipendenti: infarto, ictus, traumi. In queste situazioni il sistema funziona e giustamente assegna la massima priorità. Le problematiche cominciano con le prestazioni classificate come differibili e programmabili.

La categoria programmabile riguarda principalmente pazienti già seguiti dal sistema che necessitano di controlli periodici. Qui emergono disfunzioni organizzative: modelli di presa in carico difettosi e follow-up non coordinati. Ma è soprattutto il segmento delle prestazioni differibili a generare l'esplosione di domanda. Si tratta di esami richiesti dal paziente sulla base di una valutazione del medico di medicina generale come non prioritari. Un uomo senza sintomi che vuole un'ecocardiografia preventiva o una giovane donna senza fattori di rischio che richiede una mammografia rientrano in questa casistica. La domanda crescente non scaturisce solo da ragionevoli esigenze di prevenzione, ma anche da una tendenza progressiva a medicalizzare eccessivamente la salute.

Herein lies the paradox: il Servizio sanitario nazionale, operando su base gratuita, non può utilizzare il meccanismo tradizionale del prezzo per contenere la domanda senza infrangere il principio di equità. Diversamente da un'assicurazione privata, il sistema pubblico non raziona attraverso il costo. Questo genera uno squilibrio strutturale tra aspettative dei cittadini e risorse effettivamente disponibili. Le liste d'attesa, da questa prospettiva, non sono il problema fondamentale ma piuttosto una conseguenza inevitabile di un conflitto irrisolvibile tra domanda illimitata e offerta necessariamente limitata da vincoli di bilancio.