Negli ultimi decenni, le grandi aziende hanno costruito una strategia apparentemente vincente: trasferire la produzione verso paesi con costi di manodopera inferiori, normative ambientali più permissive e minori diritti sindacali. L'operazione ha garantito margini di profitto più ampi, mentre in Italia e in Europa interi settori manifatturieri si svuotavano. I lavoratori perdevano impiego, lo Stato interveniva con pensioni anticipate e ammortizzatori sociali: una vera e propria «genialata» per chi produceva, pagata dalla collettività.
A questa prima ondata di dismissioni si è aggiunta una seconda trasformazione, ancora più radicale. Le aziende tecnologiche stanno licenziando migliaia di impiegati intellettuali, sostituiti dall'intelligenza artificiale. Sceneggiatori di Hollywood, giornalisti, bancari: le loro competenze creative e analitiche vengono progressivamente assorbite da sistemi automatizzati. Dopo aver sostituito le braccia umane con i macchinari, il capitalismo contemporaneo sostituisce i cervelli con gli algoritmi. Anche le mansioni di programmazione e manutenzione informatica rischiano di essere affidate a sistemi di Ia sempre più sofisticati.
Il risultato è una concentrazione di ricchezza mai vista, in cui la redistribuzione attraverso conflitti sindacali diventa una memoria storica. Parallelamente, crescono le fasce di popolazione marginalizzate: fattorini che pedalano 150 chilometri quotidiani per guadagni minimi, presto rimpiazzati da droni e robot. Con meno reddito disponibile, il consumo si contrae drasticamente. I negozi tradizionali chiudono, sostituiti da discount e negozi che propongono prodotti a basso costo. La povertà si diffonde, e il mercato si restringe ulteriormente.
Ciò che distingue questa crisi dalle precedenti è la percezione collettiva del declassamento. A differenza di chi nasce in contesti di povertà endemica, le popolazioni europee e nordamericane hanno conosciuto il benessere e l'ascensore sociale: i figli superavano il status dei genitori. Oggi vedono l'ascensore scendere verso il seminterrato. Questo senso di caduta non si accetta facilmente, generando frustrazione e instabilità sociale. In questo contesto, emerge una quarta «soluzione» proposta alle masse: il reclutamento militare, che offre occupazione e identità a chi ha perso prospettive civili.