Un esperimento condotto dall'università di Cambridge ha messo in luce i limiti ancora evidenti dell'intelligenza artificiale quando si tratta di relazionarsi con i più piccoli. I ricercatori hanno portato un robot dotato di capacità conversazionali all'interno di un asilo, sottoponendolo a un test reale con bambini di pochi anni, per verificarne le effettive prestazioni nel gioco e nell'interazione sociale.

Il quadro emerso è tutt'altro che incoraggiante. Nonostante il dispositivo sia già commercializzato e consigliato per l'uso a partire dai 3 anni, il robot ha dimostrato ripetutamente difficoltà significative nel mantenere un'interazione naturale con i piccoli utenti. Le sessioni di gioco si sono interrotte continuamente, spesso dopo pochi minuti, a causa di incomprensioni, errori di interpretazione dei comandi vocali e incapacità di adattarsi ai comportamenti imprevedibili dei bambini.

Tra gli episodi registrati durante il test figurano gaffe linguistiche, momenti di frustrazione sia da parte del robot che dei bambini, e quella che potremmo definire come una sorta di "rifiuto emotivo": i piccoli hanno infatti mostrato scarso entusiasmo nel continuare l'esperienza, evidentemente senza il coinvolgimento e la reciprocità che caratterizzano le relazioni umane normali.

Lo studio della prestigiosa università britannica solleva interrogativi importanti sulla vendita di dispositivi alimentati da intelligenza artificiale destinati all'infanzia, specialmente quando le loro capacità reali risultano sostanzialmente inferiori alle aspettative commerciali. La ricerca suggerisce la necessità di standard di valutazione più rigorosi prima che simili prodotti raggiungano il mercato consumer, al fine di garantire che effettivamente rispondano alle promesse fatte dai produttori.