Una settimana all'insegna della volatilità e dell'incertezza geopolitica ha caratterizzato i mercati europei, con gli investitori in balia delle tensioni in Iran e delle loro ripercussioni economiche globali. La maggior parte dei principali indici del Vecchio Continente ha chiuso in territorio negativo, con Parigi che arretra dello 0,9%, Francoforte dello 0,65% e Milano dello 0,3% nella seduta più recente. Londra ha limitato i danni a -0,2%, mentre Madrid è sostanzialmente stabile con un -0,1%.

Sul fronte energetico, la situazione appare particolarmente tesa. Il barile di Brent ha risalito la soglia psicologica dei 100 dollari, mentre il West Texas Intermediate rimane attestato intorno ai 97 dollari. Ancor più significativo è il rialzo del gas naturale, che ad Amsterdam ha superato i 50 euro al Megawattora, segnale di preoccupazione circa possibili costrizioni nell'approvvigionamento energetico europeo. Questi movimenti riflettono i timori del mercato circa le conseguenze del conflitto sulla stabilità dei flussi di petrolio e gas verso il Vecchio Continente.

Su scala settimanale, emerge una dinamica interessante: nonostante il clima di incertezza, Milano si distingue positivamente tra i grandi listini, chiudendo con un rialzo dello 0,4%. Questo risultato è stato trainato da alcuni titoli in particolare forma: Lottomatica ha registrato un balzo del 20,6% sull'onda dei buoni risultati 2025, mentre Eni ha guadagnato il 13,7% beneficiando dei prezzi elevati del greggio. Ancor più performante Leonardo, salita del 12,8% grazie agli acquisti nel comparto della difesa, un settore che trae vantaggio dalla crescente insicurezza geopolitica. Nel segno opposto si sono mossi Amplifon (-20,2%), Stellantis (-17,7%) e Mediobanca (-14,6%), quest'ultima coinvolta nella complessa operazione di fusione con Mps che ha appena ricevuto il via libera dai rispettivi consigli di amministrazione.

A livello macroeconomico, arrivano segnali di rallentamento dagli Stati Uniti. La crescita del Pil americano si è fermata allo 0,7%, ben al di sotto delle attese degli analisti, alimentando preoccupazioni circa una possibile decelerazione economica. Nel frattempo, il dollaro continua il suo trend di rafforzamento: il cambio euro-dollaro si attesta sotto quota 1,15, un movimento che incide sui costi delle importazioni europee denominate in valuta americana.

La situazione geopolitica ha generato anche critiche di rilievo: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito "sbagliata" la decisione del Tesoro americano di autorizzare temporaneamente l'acquisto di petrolio russo bloccato in mare, sostenendo che questa mossa permetterebbe al Cremlino di aumentare le proprie entrate sfruttando la situazione bellica in Iran. Intanto, lo spread tra i titoli di Stato italiani e i Bund tedeschi si è allargato a 81 punti base, nel giorno in cui l'agenzia di rating Fitch ha espresso la sua valutazione sul debito pubblico italiano.