A Venezia 2025, Valérie Donzelli ha conquistato il premio per la migliore sceneggiatura con un film che parla direttamente al cuore di molti creativi: "À pied d'œuvre", distribuito in Italia con il titolo "La mattina scrivo". Un'opera che intreccia realtà e malinconia, costruendo un racconto che scivola tra diversi piani temporali con la fluidità tipica del grande cinema europeo, mantenendo però una speranza di riscatto che non abbandona mai completamente lo spettatore.

Protagonista è Paul Marquet, quarantaduenne interpretato da Bastien Buillon con una precisione quasi chirurgica. Scrittore di talento ma economicamente allo stremo, Paul vede rifiutare il suo ultimo romanzo, "Storia di una fine", dall'editore Alice: troppo negativo per questi tempi di conflitti internazionali e crisi globali. Nel medesimo periodo, la moglie lo abbandona per trasferirsi a Montréal con i due figli adolescenti. Costretto a lasciare l'appartamento, Paul si rifugia in un monolocale seminterrato di proprietà della sorella. Attorno a lui, solo voci corrosive: la ex moglie sarcastica, la sorella e il padre vedovo, tutti uniti nel considerare il suo sogno letterario poco più che un'illusione.

Per sopravvivere senza rinunciare alle sue ore di scrittura mattutina, Paul si iscrive a una piattaforma di lavoro on demand. Il sistema è spietato: deve rimanere sempre collegato per rispondere alle offerte di lavoretti prima degli altri precari, innescando un'asta ribassista dove il compenso crolla a venti euro per sei-otto ore di fatica. Svuotare cantine, lavorare come manovalanza edile, tagliare erba, smontare mobili: lavori umilianti che rosicchiano il tempo e l'energia di chi dovrebbe scrivere.

Ciò che emerge dal film di Donzelli è una fotografia agghiacciante della contemporaneità: il conflitto tra l'aspirazione creativa e la necessità economica, la frammentazione della famiglia, l'isolamento dello scrittore nel ventunesimo secolo. La pellicola respira la malinconia della Nouvelle Vague francese degli anni Sessanta, ma la contrappone a uno sguardo lucido sulle contraddizioni del lavoro precario digitale. Paul incarna il paradosso di intere generazioni: colto, talentoso, riconosciuto dalla critica, eppure economicamente invisibile al mercato.

Il titolo stesso racconta una scelta: scrivere di mattina, quando la mente è fresca e l'ispirazione possibile, consapevoli che il pomeriggio dovrà essere dedicato alla lotta quotidiana per mantenere il corpo e, almeno teoricamente, la dignità. È il ritratto di chi non vuole rinunciare ai propri sogni ma sa bene che il prezzo da pagare ogni giorno è altissimo. Un film che non offre soluzioni facili, ma pone domande scomode su ciò che la nostra società considera davvero importante.