Marco Masini torna a parlare della sua esperienza al Festival di Sanremo 2026, dove ha portato sul palco dell'Ariston il brano «Male necessario» in compagnia di Fedez. Nonostante il quinto posto in classifica, il cantautore si dichiara pienamente soddisfatto dell'esperienza e del lavoro svolto insieme al collega rapper. In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Masini analizza con sincerità come due generazioni e due linguaggi musicali completamente diversi abbiano potuto incontrarsi e creare qualcosa di significativo.

Secondo il cantautore toscano, la chiave del successo della collaborazione risiede nella consapevolezza delle rispettive competenze artistiche. «La differenza fondamentale tra il nostro approccio è nei tempi espressivi», spiega Masini. «Noi cantautori della mia generazione abbiamo sempre avuto la necessità di sviluppare i nostri concetti in circa cinque minuti e quaranta secondi, mentre la generazione dei rapper riesce a condensare lo stesso numero di significati in soli quindici secondi». Masini sottolinea come Fedez rappresenti una versione giovanile di se stesso, mentre lui incarna la proiezione adulta del collega, creando una sorta di simbiosi generazionale.

Per quanto riguarda il merito del successo della canzone, Masini è categorico nel rivendicare una paternità condivisa. «L'opera appartiene a entrambi in egual misura», afferma. «La mia voce senza le sue strofe non avrebbe avuto la stessa potenza, e le sue barre senza il mio canto non avrebbero raggiunto la stessa profondità. Di conseguenza, condividiamo al cinquanta per cento sia i meriti che le eventuali colpe di questa creazione artistica».

Nell'intervista, Masini ha anche ripercorso i momenti più difficili della sua carriera. Nel 2004 vinse il Festival di Sanremo con «L'uomo volante», consolidando la sua posizione di artista affermato. Tuttavia, durante la massima espansione della sua fama, fu investito da una serie di voci che lo accusavano di portare sfortuna. «In quel periodo ho perso completamente i miei riferimenti», confessa l'artista. «Quello che mi è successo, però, è stato meno severo di quanto accadde a Mia Martini». Masini ricorda come la leggenda della sfortuna danneggiò gravemente la carriera di Martini, con effetti molto più devastanti. «Lei non riuscì a difendersi da qualcosa di molto più crudele. Se in quei tempi avessimo avuto i social media, forse le cose sarebbero andate diversamente», conclude pensieroso.

Masini si definisce semplicemente «un uomo ordinario che sceglie di fare il cantautore», riconoscendo come la musica e lo strumento del pianoforte abbiano rappresentato per lui una vera ancora di salvezza nel corso degli anni, guidandolo sia nelle scelte artistiche che in quelle personali.