Marco Masini non nasconde gli errori del passato. Dopo una recente partecipazione al Festival di Sanremo insieme a Fedez, dove il duo ha conquistato il quinto posto con il brano "Male necessario", il cantante ha deciso di fare i conti con la sua storia, affrontando in un'intervista rilasciata a Vanity Fair i momenti più critici della sua parabola artistica e personale.

La promessa fatta a sua madre, scomparsa quando lui aveva appena 19 anni, è rimasta il filo conduttore della sua esistenza. "Quando stava morendo, le ho promesso che avrei portato avanti una missione: la musica", racconta Masini. Una promessa mantenuta con fedeltà, tanto che la settimana successiva alla scomparsa della madre era già su un palco a suonare. Decenni dopo, quella dedizione non è venuta meno, anche se il percorso non è stato privo di inciampi.

Un momento particolarmente difficile è arrivato durante il periodo di massimo successo, quando Masini aveva già venduto circa due milioni di copie in soli ventiquattro mesi. In quella fase, il cantautore ammette candidamente di essersi smarrito completamente: gli obiettivi iniziali, legati al contatto autentico con il pubblico e all'emozione trasmessa attraverso la musica, cedettero il posto a priorità materiali e superficiali. "Mi interessava solo comprare automobili più lussuose, trovare i terreni più prestigiosi a Firenze per costruirci una villa, e circondarmi di donne", confessa a Corriere della Sera, aggiungendo che in quel periodo "ti peggiori, poi sproffondi nell'abisso più buio, finché non ti ritrovi".

Nella storia di Masini rientra anche la spinosa questione della diceria che circolò negli anni Novanta e che lo voleva portatore di sfortuna. Un'etichetta stigmatizzante da cui il cantante, oggi, riconosce di non essersi difeso adeguatamente. "Il mio sbaglio è stato lasciar correre quelle voci senza fronteggiarle subito insieme a chi lavorava con me: la casa discografica, il produttore, tutto il team", spiega. Una scelta di cui si pente, poiché avrebbe potuto arginare il danno reputazionale in modo più efficace.

La questione delle dicerie inevitabilmente evoca il caso di Mia Martini, la celebre cantante che dovette affrontare pettegolezzi ancora più feroci e che non riuscì a superare completamente. Masini esprime una rabbia sincera verso chi rimase silenzioso di fronte al disagio della Martini: "Non è riuscita a proteggersi da qualcosa molto più grave di quello che è accaduto a me". Con una certa emozione, rivela di aver visto personalmente Mimì soffrire, ma di non essere stato in grado di aiutarla poiché stava vivendo a sua volta un periodo di grande difficoltà. "Ero l'ultima persona che poteva sostenerla, perché le stesse cose iniziavano ad accadere anche a me", conclude Masini.