Sabato pomeriggio migliaia di manifestanti hanno occupato le piazze di Roma, Torino e altre città italiane per protestare contro le politiche governative e la situazione internazionale. La mobilitazione più numerosa si è concentrata nella capitale, dove il corteo è partito da piazza della Repubblica portando avanti rivendicazioni sintetizzate nello striscione principale del "Comitato per il no sociale": contrasto al referendum, al conflitto armato e a quella che gli organizzatori definiscono una "democrazia autoritaria". I manifestanti, provenienti da collettivi di sinistra, associazioni pro-Palestina e gruppi antagonisti, hanno sfilato per le vie cittadine brandendo cartelli con messaggi critici verso i ministri del governo e appelli alla difesa della Costituzione italiana. Tra i simboli esposti, un fantoccio raffigurante una donna distesa su un lettino d'ospedale con i colori tricolori, accompagnato da una croce e dalla scritta "Costituzione", rappresentava la critica alle politiche sanitarie e sociali dell'esecutivo.

Durante il corteo romano, in via Cavour si sono verificati momenti di tensione quando alcuni manifestanti hanno dato fuoco a una bandiera statunitense e a una foto del presidente americano Donald Trump. Contestualmente, un gruppo ha dispiegato uno striscione recante la scritta "Contro le aggressioni imperialiste-Difendere Cuba socialista". Gli slogan più frequentemente scanditi richiamavano il ritiro del sostegno italiano verso l'Iran e Cuba, interpretati dai manifestanti come vittime di ingerenze esterne.

Parallele iniziative si sono svolte a Torino, dove nonostante le avverse condizioni meteorologiche una colonna considerevole ha attraversato la città. Lo striscione apripista recitava "Criminale è chi sostiene il genocidio. Contro le aggressioni di Usa e Israele. Free Palestine Free Iran". Gli organizzatori hanno utilizzato il palco per ribadire la loro posizione: "Oggi più che mai è necessario alzare la voce contro le guerre che le potenze occidentali conducono ai danni dei popoli del Sud del mondo". Le dichiarazioni hanno sottolineato la volontà di contrastare ciò che definiscono "violenze sistematiche" contro la Palestina e l'Iran, nonché i provvedimenti normativi che secondo i manifestanti limitano la libertà di protesta nel Paese. I promotori hanno enfatizzato il concetto che "solo la mobilitazione popolare può fermare questa dinamica bellicosa" e hanno lanciato appelli per l'interruzione delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele.

Le manifestazioni si inseriscono in un contesto di crescente tensione politica e sociale in Italia, con organizzazioni della sinistra radicale che cercano di coordinare azioni su scala nazionale. La partecipazione trasversale di collettivi universitari, movimenti ambientalisti e realtà associative internazionaliste testimonia il tentativo di costruire una mobilitazione ampia contro le scelte dell'attuale governo.