Il Senegal si avvia verso una repressione ancora più severa nei confronti della comunità omosessuale. L'assemblea nazionale ha approvato una legge che eleva significativamente le pene per chi intrattiene relazioni omosessuali: la reclusione varierà da cinque a dieci anni, con un netto aggravamento rispetto alla legislazione del 1966. L'esecutivo ha ottenuto una larghissima maggioranza, con 135 voti a favore e soltanto tre astensioni, mentre nessun parlamentare ha osato votare contro.

La nuova normativa non si ferma alla criminalizzazione delle persone, ma si estende fino a colpire chiunque "promuova", "finanzi" o "faciliti" l'omosessualità. Associazioni per i diritti umani, organizzazioni non governative e movimenti attivisti rischiano pene dai tre ai sette anni di reclusione, oltre a multa fino a circa quindicimila euro. Nel corso della discussione parlamentare, i ministri hanno sostenuto che la precedente legislazione fosse insufficientemente rigorosa. Il testo necessita ancora della firma presidenziale del capo di stato Bassirou Diomaye Faye per diventare operativo.

Dietro questa scelta normativa si cela una strategia politica esplicita. Il primo ministro Ousmane Sonko, a capo di un esecutivo che si autodefinisce progressista, ha costruito la propria leadership politica attorno a un nazionalismo di stampo radicale, presentandosi come custode dei valori culturali e religiosi senegalesi contro quella che descrive come ingerenza esterna. Il suo partito, il Pastef, ha sempre fatto dell'opposizione ai diritti Lgbtq+ uno dei propri cavalli di battaglia. Secondo gli analisti, il governo ha deliberatamente collegato le rivendicazioni per l'uguaglianza dei diritti sessuali alle "influenze occidentali" che minaccerebbero la coesione nazionale, trasformando una questione di diritti civili in un tema di sovranità nazionale.

Questo irrigidimento si radica in un terreno culturale particolarmente ostile. Secondo i dati dell'organismo Afrobarometer, il 97% della popolazione senegalese dichiara di non desiderare persone omosessuali come vicini. Tale clima omofobo si nutre di una narrazione religiosa che associa l'omosessualità al decadimento morale e spirituale. In questo contesto profondamente conservatore, la posizione governativa trova consenso nell'opinione pubblica, anche se colpisce duramente le organizzazioni che si battono per i diritti umani e la tutela delle minoranze sessuali nel paese.