Un momento di terrore ha interrotto la normale routine mattutina di una palazzina nel capoluogo piemontese. Era il 29 settembre quando una residente, intenta a stendere i panni dal proprio balcone, ha sollevato lo sguardo notando una scena che le ha gelato il sangue: una donna al settimo piano scuoteva violentemente un bambino piccolissimo, tenendolo sospeso nel vuoto. Il piccolo, di appena due anni, era afferrato per le caviglie e pendeva a testa in giù a circa 20 metri di altezza dal cortile sottostante. Impaurita, la vicina non ha esitato a contattare immediatamente le forze dell'ordine, convinta di assistere a un tentativo di omicidio.

L'intervento della polizia ha posto fine alla situazione prima che potesse trasformarsi in tragedia. Sottoposta a interrogatorio, la madre del bambino – una donna emigrata dal Pakistan da pochi mesi – ha fornito una spiegazione radicalmente diversa dall'impressione ricevuta dalla testimone. Secondo il suo racconto, non aveva intenzioni criminali bensì educative. Il figlio stava facendo i capricci e lei intendeva semplicemente spaventarlo per riportarlo alla calma, ricorrendo a un metodo che, a suo dire, è consuetudine nel suo paese d'origine. La procura di Torino, guidata dal pm Fasce, ha inizialmente aperto un'inchiesta per tentato omicidio ma ha successivamente ridimensionato l'imputazione in abuso dei mezzi di correzione, categoria che contempla punizioni eccessive verso i minori.

La gravità dei fatti ha indotto gli uffici competenti ad adottare misure cautelari immediate. Sia la madre che i suoi due figli sono stati collocati presso una comunità di accoglienza. Il tribunale dei minori ha ritenuto non idonea la permanenza della donna con i bambini senza supervisione diretta, disponendo un periodo di monitoraggio intensivo con affiancamento costante di psicologi e operatori dei servizi sociali. L'avvocata Stefania Agagliate difende la madre nel procedimento.

Inizialmente i bambini erano stati separati dalla madre e affidati a una famiglia accogliente, in considerazione dell'accusa più grave che gravava sulla donna. Tuttavia, secondo quanto riportato dalle valutazioni dei servizi sociali, i due minori mostravano segni di grande sofferenza emotiva a causa della separazione dalla figura materna. La loro situazione è stata complicata dal fatto di trovarsi da poco in territorio italiano, arrivati solo a settembre. Tale considerazione ha portato i responsabili della comunità a trovare una soluzione intermedia: mantenere la madre e i figli insieme presso la struttura, ma in un contesto controllato dove potessero ricevere supporto psicologico e monitoraggio costante. L'indagine rimane ancora aperta in attesa di ulteriori chiarimenti sulla dinamica dei fatti.