Dalle strade di Roma a Taranto, passando per Napoli, migliaia di rider scendono in piazza per gridare il loro disagio. La giornata di mobilitazione nazionale, promossa dalla Cgil, vede concentrarsi l'attenzione sui giganti del food delivery Glovo e Deliveroo, finiti nel mirino della Procura di Milano per presunte violazioni nel trattamento dei lavoratori. I cartelli recitano un messaggio univoco: «Rights for rider», diritti per chi pedala o guida motorini per portare piatti caldi a casa dei clienti.
Le testimonianze dal terreno raccontano una realtà di sfruttamento sistematico. I ciclofattorini, prevalentemente stranieri ma sempre più spesso italiani, affrontano turni estenuanti: dalle sette fino alle dieci ore quotidiane, ripetute sei o sette giorni alla settimana. I compensi sono miseri: tra i due e i quattro euro per ogni consegna, una cifra che per la maggioranza rappresenta l'unica fonte di reddito disponibile. Un rider tarantino sintetizza il dramma economico: «Percorro anche 40 chilometri in un giorno e concludo con soli 20 euro in tasca». Non è raro che ultracinquantenni, colpiti dalla crisi del manifatturiero, si ritrovino costretti a pedalare sotto il sole cocente o la pioggia battente per sopravvivere.
Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil, denuncia dal presidio romano che queste condizioni rappresentano un modello lavorativo «estremo», dove gli stipendi restano «al di sotto di qualsiasi soglia dignitosa». Il sindacato sottolinea come gli algoritmi delle piattaforme amplificano questa situazione, con i lavoratori che si definiscono vittime dell'«intelligenza artificiale». La Cgil ionica evidenzia inoltre come il fenomeno generi una «guerra tra poveri»: italiani e stranieri in competizione per le stesse briciole di compenso.
Le rivendicazioni sono chiare e strutturate. Il sindacato rivendica l'applicazione del contratto nazionale per il settore Merci e logistica, che comporterebbe benefici concreti: ferie retribuite, malattia e infortuni coperti, tredicesima, quattordicesima, fondo di trattamento di fine rapporto, maggiori tutele per la salute e la sicurezza. Roberta Turi, segretaria nazionale Nidil della Cgil, precisa che questo contratto garantirebbe uno stipendio mensile superiore ai duemila euro, considerando rimborsi chilometrici, indennità notturne, maggiorazioni domenicali e scatti di anzianità.
La speranza del movimento sindacale riposa sulle spalle della magistratura milanese. L'inchiesta per presunto caporalato rappresenta un'opportunità per trasformare la pressione giudiziaria in cambiamento concreto. La Cgil auspica che le multinazionali del delivery si siedano al tavolo negoziale per riconoscere finalmente diritti e dignità a chi quotidianamente consegna il loro business. «Basta sfruttamento», il messaggio che echeggia nelle piazze italiane, un monito alle aziende e un appello alle istituzioni che non possono restare indifferenti.