Un precedente di sangue che avrebbe potuto essere un campanello d'allarme. Santo Bonfiglio, l'uomo accusato del femminicidio di Daniela Zinnanti, consumato lo scorso 9 marzo a Messina, ha alle spalle una storia di violenza contro le donne che non si era fermata. Nel 2008, quando aveva 49 anni, aveva già tentato di uccidere una sua compagna, arrivando a colpirla con un coltello dopo una lite furibonda.

Quei fatti risalgono al 5 settembre di diciotto anni fa a Spadafora, sulla costa tirrenica messinese. L'uomo aveva inseguito per strada la donna con cui conviveva, colpendola ripetutamente con calchi e pugni mentre era in mutande. Rientrato in casa, si era vestito, aveva preso un coltello e l'aveva raggiunta di nuovo, questa volta con l'arma in pugno: il colpo era stato diretto al petto, ma lei si era difesa con un braccio, subendo una ferita profonda. Solo l'intervento casuale di un vigile urbano aveva impedito il peggio. Bonfiglio era scappato in auto, per poi confessare tutto all'ex moglie telefonicamente. La vittima era finita in ospedale con una prognosi di quaranta giorni.

In primo grado la giustizia aveva ritenuto grave il fatto: dieci anni per tentato omicidio. Ma in appello la condanna era stata drasticamente ridotta a sette anni, con il reato declassato da tentato omicidio a semplici lesioni personali. Una ridimensionamento che oggi, alla luce degli eventi, appare difficile da giustificare.

I segnali di pericolo non erano mancati nemmeno con Daniela Zinnanti. La loro relazione era iniziata poco meno di un anno fa, e già a maggio dello scorso anno Bonfiglio l'aveva aggredita fisicamente. Era stato posto in custodia cautelare ai domiciliari, ma solo per sette giorni: la misura era stata subito attenuata a un semplice divieto di avvicinamento, nonostante lei avesse sporto denuncia. Anche se successivamente aveva ritirato la querela, il procedimento continuava con l'udienza fissata al 25 marzo. A febbraio, il gip Salvatore Pugliese aveva valutato i comportamenti reiterati dell'uomo e il rischio concreto di recidiva, disponendo i domiciliari con monitoraggio elettronico.

Ma le misure cautelari non hanno fermato Bonfiglio. Il 9 marzo la donna di cinquant'anni è stata colpita da più di trenta coltellate nel corso di un'aggressione che l'ha uccisa. I difensori della famiglia della vittima – Filippo Brianni, Gianfranco Briguglio e Giorgio Italiano – hanno già promesso un'indagine a fondo sui passaggi della giustizia che hanno preceduto la tragedia, e su come sia stato possibile che un uomo con un precedente tentato omicidio a sfondo domestico restasse in circolazione con misure considerate evidentemente inadeguate.