Sotto la pioggia di via Hoepli risuonano le note di Giorgio Gaber mentre centinaia di manifestanti si raccolgono in presidio davanti alla celebre libreria milanese, simbolo della cultura cittadina da ben 156 anni. La protesta, organizzata oggi 14 marzo, risponde alla decisione della società proprietaria di avviare la liquidazione della casa editrice e la conseguente chiusura della sede storica. Una scelta maturata nelle ultime settimane a causa di persistenti difficoltà economiche e conflitti interni all'assetto proprietario, ma che ha assunto un significato ben più ampio per l'intera comunità milanese.

La mobilitazione vede la partecipazione non solo dei dipendenti della libreria, ma anche di librai indipendenti, clienti storici e cittadini che riconoscono in Hoepli un pilastro dell'identità culturale della metropoli. Tra i cartelli esposti compaiono messaggi diretti come «la storia di Milano non si liquida» e «senza Hoepli non è Milano», mentre molti partecipanti lasciano testimonianze personali su un grande pannello allestito sul luogo. Il presidio, supportato dai sindacati SLC CGIL, Fistel CISL e UILCOM UIL del capoluogo lombardo, echeggia il monito scritto in più lingue: «Quando l'ultima libreria sarà chiusa, l'ultimo libro letto, l'ultimo autore dimenticato, vi renderete conto che non si può mangiare denaro».

Alice Piciocchi, responsabile di NOI libreria, interpreta la chiusura come un sintomo di fragilità strutturale: «Se un colosso come Hoepli non ce la fa, nemmeno noi piccoli librai possiamo sentirci al sicuro. È come se crollasse una colonna portante dell'edificio culturale della città». Parole che riflettono una preoccupazione diffusa nel settore indipendente, dove questa liquidazione viene letta come campanello d'allarme per un'intera categoria già sotto pressione. Elena Battaglia della libreria l'Accademia aggiunge ulteriore peso al dibattito: «Per Milano, Hoepli rappresenta un'istituzione dello stesso calibro dei panzerotti di Luini», sottolineando quanto la struttura sia radicata nell'immaginario collettivo cittadino.

La battaglia per salvare l'istituzione si era già accesa nelle settimane precedenti attraverso i canali digitali, con una petizione su Change.org che ha raccolto oltre 41mila firme. I promotori chiedono al Comune di riconoscere formalmente la libreria come esercizio storico, uno status che potrebbe offrire tutele patrimoniali e culturali a una realtà che da più di un secolo e mezzo rappresenta un riferimento nazionale non solo per la vendita di libri, ma per l'intero panorama editoriale italiano. La mobilitazione di oggi rappresenta un'escalation della protesta, trasformando l'indignazione virtuale in azione diretta e testimonianza collettiva.