Una giovane studentessa genovese di 17 anni ha portato alla luce una situazione che mette in discussione l'accessibilità scolastica nella città ligure. La ragazza, affetta da una patologia neurodegenerativa che ne limita la mobilità, si è trovata costretta a lasciare il suo istituto originario per trasferirsi in un'altra scuola, situata in una zona diversa di Genova, a causa dell'assenza totale di misure di supporto per l'utilizzo dei servizi igienici.
Ciò che rende ancora più significativa questa vicenda è il profilo della protagonista: si tratta di un'ex atleta paralimpica che, nonostante le sue limitazioni fisiche, aveva manifestato una straordinaria determinazione nello sport agonistico. La malattia neurodegenerativa che l'ha colpita ha progressivamente compromesso le sue capacità motorie, rendendo necessario l'utilizzo della carrozzina e imponendo esigenze assistenziali specifiche nella quotidianità, incluso l'accesso ai servizi igienici.
Secondo quanto denunciato dalla giovane, nella scuola precedentemente frequentata non era stato predisposto alcun sistema di supporto o assistenza per consentirle di accedere autonomamente o con adeguato aiuto ai bagni dell'istituto. Una carenza che va oltre il mero discomfort, configurandosi come un ostacolo concreto all'esercizio del diritto all'istruzione in condizioni di dignità e inclusione.
La decisione di iscriversi in un diverso istituto scolastico rappresenta, in questo contesto, una soluzione obbligata piuttosto che una scelta consapevole. La situazione solleva interrogativi significativi su come le scuole genovesi affrontino l'inclusione degli studenti con disabilità motoria e sulla disponibilità di risorse dedicate al supporto assistenziale nei contesti educativi.