Nel nord dell'Inghilterra è stato lanciato "Share the journey", un'iniziativa educativa che si propone di promuovere un approccio sensibile e inclusivo verso la diversità religiosa e culturale all'interno delle istituzioni scolastiche. Il programma punta a fornire orientamenti a studenti, famiglie e responsabili dell'educazione su come affrontare le differenze confessionali nelle aule.

Secondo i documenti diffusi, il progetto raccomanda alle scuole di esercitare flessibilità nell'adattare l'insegnamento di discipline come l'arte, la danza, la musica, il teatro e l'educazione motoria alle diverse tradizioni religiose degli alunni. La guida approfondisce specificamente alcuni insegnamenti islamici: sottolinea come nella tradizione musulmana la musica sia tradizionalmente legata alla voce umana e agli strumenti a percussione non intonabili, usati storicamente solo in contesti cerimoniali e bellici. Vengono inoltre evidenziate considerazioni circa i contatti fisici tra bambini di sesso diverso, aspetto che le scuole dovrebbero valutare con attenzione.

L'iniziativa ha generato reazioni contrastanti. Da una parte sostenitori dell'integrazione multiculturale la considerano un passo positivo verso l'inclusione. Dall'altra, critici sostengono che questi adattamenti rischiano di compromettere il patrimonio culturale britannico tradizionale, limitando attività didattiche consolidate come il disegno, la musica e la danza in nome dell'adattamento religioso.

Il dibattito riflette una tensione più ampia in Gran Bretagna riguardante l'equilibrio tra rispetto delle minoranze religiose e preservazione dell'identità culturale nazionale. Secondo i detrattori del progetto, l'approccio rappresenterebbe una forma di subordinazione culturale piuttosto che vera integrazione, sollevando interrogativi su come le società europee affrontano la gestione della diversità nelle istituzioni pubbliche.