Le tensioni geopolitiche tra Washington e Teheran arrivano direttamente sul tavolo della politica italiana. Elly Schlein, in un colloquio con il Corriere della Sera, ha lanciato un appello deciso a Giorgia Meloni affinché assuma una posizione esplicita contro l'escalation militare americana in Iran. La segretaria democratica non usa mezzi termini e accusa l'esecutivo di mantenere una postura troppo deferente nei confronti dell'amministrazione Trump, con conseguenze che ricadranno direttamente sui cittadini.

Al centro della critica di Schlein c'è il quadro economico. Secondo analisi riprese anche da prestigiose testate internazionali come il Financial Times, l'Italia emergerebbe come il Paese europeo più vulnerabile agli effetti dell'aumento dei prezzi energetici derivanti dal conflitto. I numeri sono impressionanti: il solo incremento dei costi di rifornimento peserebbe quotidianamente sulle casse nazionali per circa 16,5 milioni di euro. La leader dem sottolinea come questa dinamica finisca paradossalmente per rafforzare Putin, il quale potrebbe sfruttare gli introiti derivanti dalle esportazioni energetiche per proseguire il finanziamento della guerra in Ucraina. Schlein chiede interventi immediati, in particolare l'applicazione del sistema di accise mobili e il trasferimento ai cittadini e alle imprese dei guadagni straordinari accumulati a causa dell'inflazione nei prezzi.

Ma il tema che più occupa Schlein riguarda il coinvolgimento militare dell'Italia. Pur riconoscendo che Meloni ha garantito un passaggio parlamentare in caso di richiesta di utilizzo delle basi italiane per operazioni americane, la segretaria del Pd sostiene che la risposta corretta dovrebbe essere un no categorico. «Non si tratta soltanto di una questione di opportunità politica», argomenta, «ma di un conflitto diretto con i principi costituzionali italiani». Accusa quindi il governo di subalternità strategica verso Washington, evidenziando come l'aumento della spesa militare al 5% richiesto da Trump e il rifiuto di una vera integrazione della difesa europea stiano aumentando la dipendenza dell'Italia dalle scelte americane, minando così l'autonomia strategica complessiva del continente.

Schlein non ignora il contesto internazionale più ampio. Sebbene definisca il leader iraniano Khamenei come un autocrate dal bilancio sanguinoso, rimarca che qualsiasi processo di cambiamento democratico deve scaturire dal popolo iraniano e non essere imposto dall'esterno attraverso la forza. La preoccupazione sottesa è che il ricorso alla violenza su larga scala, al di fuori dei quadri internazionali riconosciuti, rappresenti una deriva verso la legge del più forte, con effetti destabilizzanti anche per l'ordine globale. Per la segretaria democratica, è cruciale che l'Italia non si presti a fare da complice in una strategia che, pur presentata come necessaria, rischierebbe di trascinare il Paese in una spirale di conflitto con costi sia economici che politici difficilmente controllabili.