Un'altra tragedia ha colpito il Mediterraneo nelle acque antistanti l'isola di Lampedusa. Nel tardo pomeriggio di ieri, una piccola imbarcazione di soli 9 metri con a bordo un centinaio di migranti ha incontrato le onde in circostanze ancora da chiarire, affondando rapidamente in prossimità dell'isola siciliana. L'intervento tempestivo dei soccorritori ha permesso di evitare un bilancio ancora più pesante.

I militari della motovedetta Cp327 della Guardia costiera hanno operato un salvataggio in extremis, riuscendo ad estrarre dalle acque 64 persone complessivamente. Tra i naufraghi tratti in salvo risultano 14 donne e 10 bambini. Durante la notte, tutti i superstiti sono stati sbarcati sull'isola di Lampedusa e sottoposti alle procedure di identificazione e assistenza umanitaria. Tra loro figurava anche la madre di una delle vittime, che ha dovuto affrontare il dolore di veder affondare con il natante suo figlio.

Le speranze di ritrovare il piccolo disperso, originario della Sierra Leone, rimangono tuttavia appese a un filo. Nonostante le ricerche sistematiche effettuate nella zona del naufragio, del bambino non è emersa alcuna traccia nelle ore immediatamente successive al disastro. Le operazioni di ricerca proseguono senza sosta con l'impiego di ulteriori risorse: la motovedetta Cp271 e il velivolo Manta della Guardia costiera continuano a perlustare l'area in cerca di qualsiasi segnale di vita.

L'ennesimo dramma nel Canale di Sicilia riaccende i riflettori sulla situazione della rotta migratoria verso l'Europa e sui rischi mortali affrontati quotidianamente da chi tenta la traversata su imbarcazioni precarie e sovraccariche.