Renato Zero ha voluto dire addio a Enrica Bonaccorti attraverso le parole di una lettera, letta durante la funzione funebre della conduttrice televisiva tenutasi il 14 marzo. L'artista romano, impegnato in un concerto già programmato da settimane a Mantova, non ha potuto essere presente fisicamente alla cerimonia. Monsignor Antonio Staglianò ha dato voce al messaggio intimo e commosso, toccando profondamente i presenti nel ricordo della donna scomparsa tre giorni prima, vittima di un carcinoma pancreatico.

Nella lettera, Zero ripercorre un'amicizia costruita nel tempo, caratterizzata da complicità e sostegno reciproco. Descrive Bonaccorti come una figura poliedrica nella sua vita: sorella, amica, confidente. Il cantante ricorda come abbiano affrontato insieme le sfide della carriera, reinventandosi continuamente per trovare nuove opportunità professionali. Con tono gratituito, Zero sottolinea persino come lei si sia improvvisata sua manager per aiutarlo a ottenere contratti importanti nel corso degli anni.

Il cuore del messaggio emerge quando Zero affronta il tema della perdita, descrivendo il momento in cui si è svegliato consapevole dell'assenza. Evoca la sua risata caratteristica, i sorrisi discreti, l'ironia pungente e stimolante che contraddistinguevano la personalità di Bonaccorti. Riconosce che quell'energia, quella poesia e quella bellezza continuano a rimanere impressi, generando un vuoto che dovrà imparare a colmare da solo.

Conclud con una dichiarazione di speranza che ha risonato emotivamente nella chiesa: "Lascerò sempre quella porta aperta, perché so che passerai da me cento, un miliardo di volte". Un'affermazione che trasforma il dolore in certezza di una continuità spirituale, riconoscendo come l'influenza di Bonaccorti resterà viva nella vita dell'artista.

La profondità di questo legame era già nota al pubblico. Poco tempo prima, durante un concerto al Palazzo dello Sport di Roma in zona Eur, Zero aveva interrotto l'esibizione per scendere dal palco e abbracciare Bonaccorti tra il pubblico, gesto che lui stesso aveva interpretato come specchio della resilienza e della dignità con cui le donne affrontano le avversità della sorte e della malattia. Quel gesto spontaneo ora assume una pregnanza ancora maggiore, testimonianza tangibile di un'amicizia autentica e radicata.