Enel ha replicato duramente alle critiche sui suoi margini di guadagno nel settore energetico, respingendo con toni accentuati le inchieste giornalistiche che l'accusavano di beneficiare indebitamente dalla crisi energetica. La società, nella quale il ministero dell'Economia mantiene una partecipazione rilevante, ha definito le accuse come «radicalmente false, tendenziose e prive di fondamento contabile e giuridico».
La polemica era stata alimentata da dati provenienti da fonti pubbliche quali i bilanci certificati di Enel e della sua controllata E-Distribuzione, oltre alle relazioni della Corte dei conti. Anche il leader di Azione Carlo Calenda aveva denunciato pubblicamente quello che definiva un «regalo» da 7,5 miliardi annui alla società, senza ricevere nulla in cambio. La critica aveva provocato una reazione sarcastica dell'amministratore delegato Flavio Cattaneo, che aveva apostrofato Calenda come «lazzarone».
Nella sua controreplica, il gruppo ha sostenuto che gran parte dei ricavi contestati non rappresentano profitti effettivi di Enel, bensì componenti tariffarie destinate al trasporto dell'energia, gestito da Terna e dai distributori locali. L'azienda ha ricordato di essere una società quotata in borsa sottoposta a revisione contabile obbligatoria, con risultati economici pubblici e certificati. Secondo Enel, chi critica il suo operato dovrebbe comprendere il funzionamento base di una società per azioni e il ruolo strategico che il gruppo riveste nell'economia nazionale.
Sul fronte dei decreti governativi, Enel ha quantificato l'impatto delle misure sulla crisi energetica volute dalla premier Giorgia Meloni: una perdita stimata tra i 300 e i 400 milioni di euro annui nei prossimi tre anni, oltre a un aggravio sul debito complessivo pari a circa 2 miliardi di euro. Il decreto prevede inoltre un incremento dell'Irap del 2% nel biennio successivo e l'eliminazione degli oneri gas e dei meccanismi Ets, con ricadute dirette sulla redditività del gruppo.
La vicenda rimane al centro del dibattito sulla sostenibilità delle bollette energetiche italiane e sul ruolo delle grandi società nel bilanciare profitti aziendali e diritti dei consumatori. Le cifre fornite da Calenda, secondo quanto emerge, non sono mai state formalmente smentite nei dettagli, alimentando il dibattito sulla trasparenza di questi meccanismi tariffari complessi.