Circa il 70% degli italiani preferisce spostarsi in auto privata piuttosto che ricorrere ai mezzi pubblici. Una scelta apparentemente personale che nasconde, però, un impatto devastante sulla salute collettiva e sull'ambiente. A lanciare l'allarme è la Società Italiana di Medicina Ambientale, che ha analizzato i dati Eurostat incrociandoli con le conseguenze sanitarie di questa tendenza diffusa.
Il quadro che emerge è preoccupante. Il traffico stradale italiano genera il 26% delle emissioni totali di gas serra nazionali, con le autovetture responsabili da sole di circa il 60% di questa quota. Ma le criticità non si fermano qui: il settore trasporti contribuisce al 50% delle emissioni di ossidi di azoto e al 13% di quelle di particolato fine. Solo il trasporto su strada produce annualmente 19.300 tonnellate di PM10, alle quali si aggiungono anidride carbonica e numerose sostanze tossiche rilasciate soprattutto dai motori diesel. Il conto totale dei danni sociali ammonta a 34 miliardi di euro ogni anno.
Ma qual è il riflesso sulla salute pubblica? Gli esperti della Sima hanno calcolato scenari molto concreti: una riduzione del particolato fine PM2.5 di soli 10 microgrammi per metro cubo comporterebbe una diminuzione della mortalità generale del 7%, del 26% per infarti e ictus, del 10% per malattie cardiovascolari e respiratorie, e del 9% per i tumori ai polmoni. Numeri che testimoniano come le scelte di mobilità quotidiane si traducano direttamente in vite salvate o perdute.
Alessandro Miani, presidente della Sima, identifica le ragioni dietro questa fuga verso l'auto privata. "I cittadini percepiscono i mezzi pubblici come ambienti poco sicuri", spiega, citando indagini europee che mostrano una diffusa sfiducia verso autobus, metropolitane e stazioni. A questo si aggiunge il sovraffollamento dei trasporti, una ventilazione insufficiente, pulizie inadeguate e la promiscuità con altri passeggeri. Sono proprio questi fattori, conclude Miani, a spingere una parte rilevante degli italiani a optare per la comodità e la percezione di protezione offerta dall'auto personale.
Il problema rappresenta una spirale negativa: meno persone usano i mezzi pubblici, minori sono gli investimenti per migliorarli, peggiorano le loro condizioni, e ancora meno gente li sceglie. Mentre il paese continua a respirare aria sempre più inquinata e i costi sanitari legati all'inquinamento continuano a lievitare, emerge chiaramente come la soluzione non possa essere individuale ma debba passare attraverso un ripensamento complessivo della mobilità urbana e del trasporto pubblico in Italia.