Una stazione trasmittente a onde corte chiamata V32 è spuntata dai radar dei servizi d'intelligence internazionali proprio quando Washington e Tel Aviv hanno lanciato i primi attacchi coordinati contro l'Iran, il 28 febbraio scorso. Secondo quanto riportato dal Financial Times nei giorni scorsi, il dispositivo trasmette messaggi crittografati in lingua persiana verso il territorio iraniano. Gli analisti non hanno dubbi: si tratta di un canale comunicativo clandestino utilizzato da Cia e Mossad per mantenere i contatti con le loro reti di informatori sparse all'interno della repubblica islamica. È solo l'ultimo strappo al velo di segretezza che avvolge le operazioni spionistiche nel conflitto in corso.

Gli ultimi giorni hanno portato alla luce numerosi frammenti delle attività condotte dai servizi segreti americani e israeliani dall'apertura delle ostilità. Per fare il punto della situazione e comprendere le dinamiche di questa cooperazione straordinaria, abbiamo contattato Robert Gorelick, che ha diretto la stazione romana della Cia. Secondo l'ex ufficiale, il sodalizio tra Washington e Tel Aviv rappresenta uno degli assi portanti dell'intelligence occidentale, caratterizzato da una complementarità rara nel panorama internazionale.

Le radici di questa alleanza affondano nei primi anni Cinquanta, quando il Mossad venne riorganizzato dopo la sua fondazione nel 1949. Sebbene la partnership abbia conosciuto momenti di tensione – come il celebre caso di Jonathan Pollard, l'analista dell'intelligence della Marina americana condannato all'ergastolo nel 1985 per aver passato segreti a Israele – il legame ha dimostrato di possedere una solidità costruita su settant'anni di collaborazione efficace. "Molti Paesi vantano competenze specifiche, sia geografiche che disciplinari, che li rendono partner affidabili per gli Stati Uniti", spiega Gorelick. "Il Mossad è indubbiamente uno dei servizi più capaci al mondo e, considerando le sue dimensioni, probabilmente il più efficiente in assoluto. D'altro canto, le risorse monumentali americane rappresentano un'attrazione irresistibile per numerosi servizi stranieri".

Le informazioni emerse sinora confermano questa visione di sintonia e reciproca utilità. Il Mossad vanta una capacità di infiltrazione in Iran dimostrata ripetutamente nel corso degli ultimi anni, operando tanto a livello strategico quanto tattico. Accanto alla penetrazione umana, emergono anche sofisticate operazioni cibernetiche e il supporto fornito a gruppi armati curdi. Questa combinazione di strumenti – spionaggio tradizionale, guerra digitale e operazioni di influenza – disegna un quadro di coordinamento senza precedenti tra i due alleati, destinato a pesare sugli equilibri del conflitto in corso.