La Giornata del Fiocchetto Lilla, celebrata oggi 15 marzo, torna a illuminare una piaga in crescente espansione nel nostro Paese. I dati sono allarmanti: negli ultimi anni i disturbi alimentari tra i minori hanno registrato un incremento del 35%, mentre l'età d'esordio continua a scendere vertiginosamente. Secondo le stime attuali, oltre 3 milioni di italiani convivono con anoressia, bulimia o binge eating, con una prevalenza dell'8-10% tra le ragazze e dello 0,5-1% tra i ragazzi. I casi si concentrano prevalentemente nella fascia 11-15 anni, ma gli specialisti segnalano diagnostiche sempre più frequenti già intorno agli 8-9 anni.
A denunciare la situazione critica è la Sinpia, la Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, affiancata da Carla Coccia, presidente della Fada (Associazione Famiglie Disturbi Alimentari), che opera dalla sede marchigiana come parte della rete nazionale Consult@Noi. «Ieri una madre mi ha confidato che sta per chiedere un'aspettativa senza stipendio dal lavoro per accudire sua figlia», racconta Coccia, descrivendo il dramma che travolge le famiglie quando un giovane membro si ammala. «Per i genitori diventa uno tsunami: diventano caregiver, si caricano della malattia insieme ai medici e ai professionisti della cura, ma spesso non ricevono il supporto necessario».
Le cause del fenomeno vanno ricercate in una molteplicità di fattori. Martina Mensi, ricercatrice all'Università di Pavia e responsabile del Servizio di ricerca e clinica in Psicopatologia dello sviluppo presso l'Irccs Fondazione Mondino, sottolinea come il quadro sia profondamente mutato rispetto al passato. «Un tempo questi disturbi rispondevano a logiche di controllo e mortificazione del corpo», spiega Mensi. «Oggi assistiamo a una trasformazione del corpo in oggetto da perfezionare costantemente, per conformarsi a standard estetici e prestazionali sempre più severi. I social media giocano un ruolo cruciale nell'alimentare questi modelli irrealistici».
Di fronte a un'emergenza di questa portata, le associazioni e gli specialisti puntano il dito contro la frammentarietà dei finanziamenti pubblici. È unanime l'appello affinché la formazione diventi trasversale: dalle famiglie agli allenatori sportivi, dagli insegnanti ai pediatri. «Riconoscere i segnali d'allarme è essenziale», prosegue Coccia. «Cambiamenti improvvisi nelle abitudini alimentari, rifiuto di cibi specifici, esercizio fisico eccessivo, variazioni significative di peso, isolamento sociale e ossessione per il proprio corpo sono campanelli d'allarme che non vanno sottovalutati». La strada verso una prevenzione efficace passa necessariamente per politiche pubbliche stabili e continuative, capaci di fornire agli adulti di riferimento gli strumenti per intercettare il disagio prima che diventi patologia.