Un acceso dibattito scientifico anima il mondo dei costituzionalisti italiani a pochi giorni dal voto referendario sulla separazione delle carriere nella magistratura. Franco Carinci, stimato giurista, ha deciso di replicare pubblicamente alle obiezioni avanzate da Michele Ainis attraverso La Repubblica, affrontando punto per punto le ragioni che stanno dietro alla scelta di spingere gli italiani alle urne su questa materia complessa.

Carinci ricorda innanzitutto che l'unità tra magistratura inquirente e giudicante rappresenta un'eredità del periodo fascista, una caratteristica quasi unica nel panorama internazionale delle democrazie contemporanee. Tra i Paesi europei, soltanto la Grecia mantiene un sistema analogo. Un elemento che, secondo il costituzionalista, dovrebbe far riflettere sulla necessità di una riforma strutturale. La Costituzione italiana, d'altronde, non ha mai considerato questa questione risolta: la settima disposizione transitoria prevede esplicitamente l'emanazione di una nuova legge sull'ordinamento giudiziario, mentre l'articolo 107 stabilisce che i pubblici ministeri debbano godere delle medesime garanzie previste per i giudici.

L'accelerazione verso il cambiamento è arrivata soprattutto negli ultimi anni del secolo scorso, con un consenso trasversale che ha coinvolto anche le forze oggi all'opposizione. La svolta decisiva risale al 1988, quando la legge Vassalli ha sostituito il processo inquisitorio con il sistema accusatorio, modificazione costituzionale confermata undici anni dopo nell'articolo 111. Questo passaggio ha reso possibile realizzare un vero processo equo, basato sulla parità tra le parti e sull'indipendenza del magistrato.

Carinci critica la posizione di Ainis per aver ridimensionato l'importanza della separazione delle carriere, equiparandola alla semplice differenziazione delle funzioni, misura introdotta a fine secolo. Secondo Carinci, si tratta di due concetti radicalmente diversi: la vera separazione comporterebbe formazioni distinte, concorsi differenziati e valutazioni gestite da istituzioni separate; la differenziazione funzionale, invece, consente a un magistrato inquirente di trasformarsi in giudice pur rimanendo inquadrato nella medesima struttura.

Il dibattito riflette una spaccatura profonda tra i giuristi sulla direzione da prendere per migliorare la giustizia italiana. Mentre alcuni, come Carinci, vedono nella separazione delle carriere una riforma imprescindibile per garantire l'effettiva terzietà del giudice e il rispetto dei principi costituzionali, altri, tra cui Ainis, nutrono dubbi sulla praticabilità e sui benefici effettivi di una simile trasformazione. Il referendum rappresenta quindi un momento cruciale per il futuro assetto istituzionale della magistratura nazionale.