Nel corso dell'operazione denominata "Sadeq Promise", le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno fatto ricorso al missile balistico Sejjil, un'arma mai utilizzata prima d'ora nel conflitto in corso con Israele e gli Stati Uniti. Questo lancio segna un momento significativo nell'escalation militare della regione, poiché Teheran ha scelto di impiegare uno dei suoi sistemi d'arma più avanzati. L'attacco complessivo ha coinvolto complessivamente 54 missili di varia tipologia, tra cui i pesanti Khorramshahr con doppia testata nucleare, i Khyber-Shakan, i Qadr, gli Emad e per la prima volta appunto quattro esemplari del Sejjil.

Il Sejjil rappresenta un salto qualitativo nella tecnologia missilistica iraniana. Si tratta di un'arma a medio raggio con struttura a due stadi e propellente solido, caratteristiche che lo rendono notevolmente più efficiente rispetto ai modelli precedenti della famiglia Shahab, ancora alimentati a combustibile liquido. Il sistema vanta una gittata operativa stimata intorno ai duemila chilometri, in grado di coprire la distanza tra il complesso nucleare di Natanz e Tel Aviv in appena sette minuti. La testata che può trasportare ha un peso approssimativo di settecento chilogrammi.

Le dimensioni e le prestazioni dell'ordigno sono state analizzate dal Centro per gli studi strategici e internazionali. Il missile misura circa diciotto metri in lunghezza, presenta un diametro di poco superiore al metro e venticinque centimetri, e ha un peso totale vicino alle ventitremila seicento tonnellate. Una caratteristica distintiva che ha meritato il soprannome di "missile danzante" è la sua capacità di eseguire manovre complesse ad elevate altitudini, permettendogli di aggirare i sistemi difensivi avversari come la cupola di ferro israeliana.

Lo sviluppo del Sejjil affonda le radici nei primi anni novanta dello scorso secolo, ma i test significativi iniziarono nel 2008, quando una prima versione coprì approssimativamente ottocento chilometri. Nel maggio 2009 seguì una seconda prova per validare i sistemi di guida e controllo navigazionale. Dai dati disponibili risulta che dal 2009 ad oggi siano stati condotti ulteriori quattro test in volo, con l'ultimo che avrebbe raggiunto la distanza di millenovecentocinquanta chilometri nell'Oceano Indiano, validando così il potenziale operativo dell'arma.

L'adozione del propellente solido conferisce al sistema vantaggi strategici rilevanti rispetto alle soluzioni precedenti. Innanzitutto, consente una preparazione del lancio significativamente più veloce e una maggiore flessibilità operativa nel posizionamento delle batterie. Inoltre, il combustibile solido elimina la necessità di rifornimenti complessi sul campo, rendendo l'arma più mobile e meno vulnerabile a fasi critiche come il caricamento del carburante. L'impiego operativo del Sejjil segnala un'intensificazione delle capacità offensive iraniane e una disponibilità a rischiare ulteriormente una già tesa situazione nel Medio Oriente.