Una nuova tragedia si è consumata nel Mediterraneo: un bambino di soli due anni risulta disperso nelle acque al largo di Lampedusa dopo che il natante che lo trasportava si è inabissato nel tardo pomeriggio di sabato. Il piccolo, originario della Sierra Leone, viaggiava insieme a sua madre su un'imbarcazione partita da Sfax, in Tunisia, nella serata di venerdì. Quando gli uomini della guardia costiera hanno raggiunto il barcone di nove metri, il relitto era già in gran parte sommerso e tutti i passeggeri erano finiti in acqua. Nonostante la rapidità dell'intervento delle motovedette Cp327, Cp271 e del velivolo Manta, il bambino non è stato rintracciato. La madre è riuscita a raggiungere la riva durante la notte.
L'operazione di soccorso ha portato al salvataggio complessivo di 64 persone, compresi 14 donne e 10 minori provenienti da vari paesi africani: Burkina Faso, Camerun, Costa d'Avorio, Guinea e Sierra Leone. Secondo le dichiarazioni dei superstiti, ciascuno ha versato trecento euro per affrontare la traversata clandestina verso l'Italia, con l'intento di rimanere nel nostro paese. La madre del bimbo scomparso ha riferito di aver perso il contatto con il figlio nel momento drammatico della caduta in mare.
Save the Children ha immediatamente denunciato l'accaduto, collegandolo a scelte politiche che secondo l'organizzazione danno priorità alla sicurezza dei confini rispetto al salvataggio delle persone. L'ong sottolinea come questo episodio rappresenti l'ennesima conseguenza di ritardi e omissioni a livello istituzionale, una responsabilità grave che ricade tanto sull'Unione Europea quanto sui singoli stati membri. Negli ultimi tre anni, oltre cento bambini hanno perso la vita nel Mediterraneo secondo i dati dell'organizzazione umanitaria.
L'associazione internazionale chiede con forza l'apertura di corridoi migratori legittimi e sicuri verso il continente europeo, il potenziamento di un sistema coordinato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e il pieno rispetto dei diritti umani. Save the Children critica inoltre l'orientamento politico di sanzionare e limitare le operazioni delle organizzazioni non governative impegnate nel salvataggio in mare, ritenendo che tali misure contraddicano i valori fondamentali su cui si fonda l'Unione Europea.