Si è tenuto a Milano un incontro pubblico organizzato dal Comitato per il No al Referendum sulla Giustizia, dove i principali esponenti della sinistra istituzionale hanno presentato le ragioni della loro opposizione alla riforma. Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha posto le basi del ragionamento affermando che la Costituzione italiana non rappresenta un documento da stravolgere, bensì da attuare pienamente. Il sindacalista ha collegato la questione referendaria a provvedimenti più ampi come l'autonomia differenziata e il premierato, sostenendo che tutte queste misure costituiscono un tentativo complessivo di scardinare i principi fondativi della Repubblica.
Peter Gomez, direttore di fattoquotidiano.it e moderatore dell'evento, ha sollevato un aspetto specifico spesso trascurato nel dibattito pubblico: benché la propaganda favorevole alla riforma critichi l'inefficienza del Consiglio Superiore della Magistratura nel disciplinare i magistrati, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato ricorsi contro le decisioni dell'organo solo in sei occasioni durante la scorsa legislatura. Questo dato, secondo Gomez, dimostrerebbe come il vero problema non sia l'assenza di strumenti normativi, ma piuttosto la mancata applicazione di quelli già esistenti.
Gianfranco Pagliarulo, presidente dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), ha inquadrato l'impegno della sua organizzazione in questa campagna facendo riferimento ai propri statuti, che prevedono la difesa e l'attuazione della Costituzione come missione centrale. Pagliarulo ha espresso preoccupazione particolare riguardo al meccanismo della separazione delle carriere e alla creazione di un'Alta Corte, temendo che questi provvedimenti possano portare a un progressivo indebolimento del controllo di legalità esercitato dalla magistratura sul potere esecutivo.
Dall'intervento del presidente Anpi emerge un punto cruciale: al di là delle critiche del governo nei confronti dei magistrati, esiste anche una controparte di insoddisfazione nei confronti delle istituzioni da parte della magistratura medesima. La questione centrale diviene quindi se il paese debba accettare un indebolimento dei meccanismi di controllo costituzionale oppure contrastare attivamente questa tendenza. Secondo gli oratori, la scelta referendaria rappresenta uno snodo fondamentale per decidere se la Carta del 1948 rimane il fondamento della democrazia italiana o se possa essere progressivamente svuotata di significato.
L'evento di Milano ha dunque delineato il quadro strategico dell'opposizione alla riforma: non si tratta di una battaglia partitica, bensì di una questione che trascende le divisioni politiche tradizionali. Landini ha sottolineato come la Cgil sostenga questa posizione indipendentemente dal colore politico del governo in carica, confermando una coerenza storica dell'organizzazione sindacale. La campagna per il No si configura quindi come difesa dello status quo costituzionale contro quello che gli oppositori della riforma considerano un attacco strutturale alle fondamenta dello stato di diritto.