Un'originale operazione di dialogo tra passato e presente anima in questi giorni le sale del Museo Civico Medievale di Bologna. La mostra 'L'ornamento non è più un delitto', dedicata ai lavori di Alessandro Moreschini (artista nato a Castel San Pietro Terme nel 1966), propone un percorso espositivo piuttosto inusuale: anziché relegare le creazioni contemporanee in uno spazio separato, la direzione del museo ha scelto di dislocare le opere dell'artista emiliano all'interno delle stanze dedicate alle raccolte permanenti. Questa scelta curatoriale trasforma la visita in un'esperienza affascinante, quasi una caccia al tesoro culturale dove il pubblico è invitato a scoprire i ponti concettuali che collegano la ricerca artistica contemporanea alle arti decorative di epoche lontane.
La selezione della sede espositiva non è casuale. Il Museo Medievale di Bologna rappresenta infatti l'ambiente ideale per un'indagine approfondita sul concetto di ornamento, tema centrale sia nella ricerca creativa di Moreschini sia nella storia dell'arte decorativa medievale. Nel corso dei secoli, il Medioevo occidentale ha elaborato alcuni tra i più raffinati sistemi decorativi della nostra tradizione: dai motivi intrecciati dell'arte longobarda, che adornavano lastre marmoree e manufatti preziosi, passando per le elaborate miniature realizzate negli scriptoria irlandesi e successivamente in quelli carolingi, ottoniani e romanici, fino alla ricchezza architettonica del gotico e alla precisione naturalistica dei pittori del Gotico internazionale.
Per comprendere appieno il valore della mostra bolognese, occorre considerare come il tema dell'ornamentazione abbia seguito una traiettoria complessa durante il Novecento. Come sottolinea Renato Barilli in un contributo che accompagna l'esposizione, il secolo scorso è stato prevalentemente caratterizzato da un orientamento estetico 'duro', dominato dai principi del Bauhaus e dalle teorie rigorose di Adolf Loos. Paradossalmente, proprio in quegli stessi decenni convivevano movimenti come il Liberty e l'Art Déco, espressioni di una spinta ornamentale 'morbida' che non poteva essere completamente repressa. Solo successivamente, con l'emergere della corrente del 'pattern painting' promossa da galleristi newyorkesi come Holly Solomon, l'approccio decorativo recuperò dignità e centralità nel dibattito artistico contemporaneo.
La mostra bolognese rappresenta dunque un momento significativo per riflettere su come l'ornamento, lungi dall'essere un elemento superfluo o anacronistico, continui a costituire una dimensione fondamentale della creatività umana. Attraverso il confronto diretto tra i lavori di Moreschini e i capolavori medievali del museo, i visitatori sono sollecitati a riconsiderare il valore estetico e culturale della decorazione, scoprendo che il dialogo tra passato e presente non è meramente formale, ma profondamente radicato nella ricerca contemporanea.