Un giovedì e un venerdì di marzo trasformano il Presidio territoriale di assistenza di Mesagne, in provincia di Brindisi, in un teatro di frustrazione e disorganizzazione. Decine di pazienti si presentano in ospedale per sottoporsi agli interventi tanto attesi — operazioni di cataratta, procedure intravitreali e altri trattamenti oftalmologici — ma trovano la sala operatoria chiusa e il reparto praticamente desertico. Tra il 12 e il 13 marzo, almeno una ventina di operazioni programmate vengono rinviate senza alcun avvertimento preliminare ai pazienti, molti dei quali attendevano da più di due anni e mezzo.
La ragione di questa improvvisa chiusura emerge rapidamente: i tre oculisti che avrebbero dovuto eseguire gli interventi sono invece presenti a un congresso medico a Rimini, completamente fuori dalla loro postazione di lavoro. Due di loro ricoprono il ruolo di specialisti ambulatoriali con contratto di 38 ore settimanali presso la struttura di Mesagne, mentre il terzo è dipendente dell'ospedale Perrino di Brindisi ma svolge attività anche a Mesagne il martedì e il giovedì. Nessuno dei tre aveva ottenuto l'autorizzazione necessaria per assentarsi durante le giornate in questione.
Secondo quanto ricostruito dal direttore vicario del Pta, Cesare Salerno, la situazione presenta elementi di gravità differenziata. Un medico aveva presentato richiesta di ferie solamente il 11 marzo, il giorno precedente l'assenza, senza ricevere alcuna risposta formale. L'altro aveva inoltrato domanda per usufruire di permessi previsti dalla legge 104, quella che tutela i lavoratori che assistono familiari in situazioni di disabilità grave, ma anche questa istanza era rimasta inevasa. Se confermato questo secondo aspetto, la vicenda assume contorni ancora più delicati sul piano normativo e etico.
La direzione generale dell'Asl Brindisi, attraverso il direttore generale Maurizio De Nuccio, ha immediatamente avviato verifiche interne e ha qualificato la vicenda come "estremamente grave". L'ufficio procedimenti disciplinari potrebbe applicare sanzioni consistenti, con la possibilità che il caso configuri il reato di interruzione di pubblico servizio. Un unico professionista ha potuto mitigare il danno: l'anestesista, giunto dal Perrino con incarico di prestazioni aggiuntive a compenso orario, ha provato a contenere la rabbia e la delusione dei pazienti rimasti senza cure.
L'episodio evidenzia criticità ricorrenti nel sistema sanitario pubblico: dalle lunghe liste d'attesa — con pazienti costretti a attendere due anni e mezzo per interventi relativamente comuni — fino alle responsabilità manageriali nella gestione delle risorse umane. La mancata risposta alle richieste amministrative, unite all'assenza ingiustificata di personale specializzato durante giorni di intervento programmato, solleva interrogativi sulla funzionalità organizzativa e sul rispetto dei diritti dei pazienti.