La situazione nel Golfo Persico rimane in stallo nonostante gli annunci del presidente americano Donald Trump di voler risolvere il conflitto in breve tempo. Le sue promesse di una conclusione rapida del conflitto finora non si sono tradotte in azioni concrete, e neppure lo Stretto di Hormuz mostra segni di de-escalation. Con l'amministrazione americana ancora indecisa sulla strategia da adottare e alle prese con richieste di supporto militare che non ricevono risposte soddisfacenti, cresce l'attenzione su quello che decideranno oggi i ministri degli Affari Esteri dell'Unione Europea in sede di riunione. Nel tavolo negoziale europeo emerge una questione spinosa: il possibile ampliamento della missione navale Aspides verso le acque di Hormuz. La proposta divide il fronte europeo, con la Germania che ha già espresso un secco rifiuto. Il timore di molti è che l'operazione, inizialmente concepita in chiave difensiva, possa trasformarsi in un intervento attivo con azioni dirette contro i fattori di minaccia, con il rischio concreto di trascinare il continente europeo nel vortice bellico.

Il quadro internazionale si complica ulteriormente con l'ennesimo attacco portato dai droni iraniani. Si tratta del quarto episodio in sole due settimane, sempre con la stessa modalità: le truppe trovano rifugio nei bunker mentre all'esterno esplodono i colpi e il terreno si trasforma in un campo di macerie. Questa volta il bersaglio è stato ancora la base militare di Ali Al Salem in Kuwait, dove è presente anche il contingente italiano. Fortunatamente il personale tricolore non ha subito danni, ma il costo in equipaggiamenti è stato significativo: è andato distrutto un velivolo senza pilota Predator/Reaper destinato alla ricognizione, appartenente alla task force aerea italiana. La perdita riveste una rilevanza strategica non marginale: secondo quanto sottolinea il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, quel mezzo era cruciale per continuare a garantire le operazioni in corso e fornire una copertura informativa essenziale.

Sulla scena interna italiana, gli investigatori della Digos di Roma hanno identificato i primi tre partecipanti al corteo di sabato scorso che hanno dato fuoco ai cartelloni con le effigi della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del presidente statunitense Trump. La manifestazione rientrava nella mobilitazione romana contro il referendum, e gli accertamenti hanno portato a risalire a tre soggetti, due provenienti dal Veneto e uno dalla Lombardia. Scattata già la denuncia nei confronti dei tre, mentre le indagini proseguono per individuare altri responsabili. Nel frattempo, condizioni meteorologiche avverse hanno spinto diverse amministrazioni a disporre la chiusura degli istituti scolastici nel corso della giornata, con il peggioramento che interessa progressivamente il territorio nazionale.