Un quadro abbandonato presso un muro durante una domenica mattina di caos ordinario. È da questo incontro casuale che prende le mosse una lunga ricerca sulla figura di Mirko Gualerzi, pittore e scultore italiano di rilievo, la cui eredità artistica è rimasta per decenni ai margini della memoria collettiva. Lo scopritore è Roberto Farina, che ha trasformato questa occasione fortuita in un'indagine approfondita sfociata nel volume "Gual, una feroce tenerezza", pubblicato da Milieu edizioni e finalmente disponibile nelle librerie.
L'opera che catturò l'attenzione di Farina raffigurava un giocatore di disco, un'immagine silenziosa eppure urlante di significato, circondata dal baccano di una fiera di quartiere dove echeggiavano le voci di venditori e bambini. Quel contrasto fra il rumore ambientale e la potenza muta dell'arte rappresentò il punto di partenza per una ricerca che avrebbe richiesto anni di lavoro meticoloso. La tela sembrava invocare una riscossa dall'indifferenza, una rivincita nei confronti dell'oblio che l'aveva inghiottita.
Mirko Gualerzi (1937-2004) è stato un artista dalla personalità complessa e schiva, un carattere difficile che lo ha isolato dai circuiti ufficiali del mercato artistico. Ha concluso la sua esistenza in una struttura ospedaliera psichiatrica all'età di 67 anni, portandosi con sé una produzione artistica raramente vista e apprezzata dal grande pubblico. La sua pittura rappresenta una dichiarazione di guerra contro le ipocrisie: comunica con brutale chiarezza la condizione umana nella sua vulnerabilità, sempre sospesa fra il dolore e l'illusione, fra la rabbia consapevole e un'inattesa tenerezza.
Nell'universo visivo di Gualerzi, l'umanità ferita e contorta diventa protagonista assoluta, mentre figure animali e elementi naturali partecipano senza distinzioni a questo grido universale di denuncia. Non esiste zona franca, non ci sono compromessi estetici: l'unico possibile riscatto risiede in un'ironia pungente e liberatoria, uno scherno che accusa e redime simultaneamente. Sotto il tormento e la nudità cruda dell'ispirazione autentica si nasconde una strana, paradossale gioia: quella di rifiutare la menzogna e accettare visceralmente le verità devastanti dell'essere.
Il volume si presenta come un oggetto editoriale di qualità superiore, caratterizzato da scelte grafiche raffinate e un corredo fotografico curato nei dettagli, per un totale di circa 260 pagine. La scrittura di Farina si distingue per una prospettiva tridimensionale che cattura il lettore coinvolgendolo simultaneamente sul piano visivo, intellettuale e emotivo. Il progetto editoriale rappresenta il culmine di una ricerca lunga e appassionata, nonché una forma di riscatto storico nei confronti di un maestro cancellato dall'establishment artistico italiano del Novecento.