Beatrice Vio Grandis chiude un capitolo della sua straordinaria carriera sportiva. La pluricampionessa paralimpica, mondiale ed europea nel fioretto individuale, ha deciso di lasciare la scherma per abbracciare l'atletica leggera. Una scelta sofferta, ma necessaria per preservare la propria salute fisica e mentale. L'atleta veneta, che lo scorso anno ha conquistato una medaglia di bronzo sia nella gara individuale che a squadre durante le Paralimpiadi di Parigi 2024, ha spiegato le ragioni di questa decisione al Corriere della Sera.

Il corpo ha iniziato a mandare segnali di sofferenza da tempo. Vio racconta di aver sviluppato problematiche al gomito che si sono progressivamente estese a schiena, collo e testa. «Non è che lo scherma faccia male in generale, ma per la mia costituzione fisica rappresentava un carico eccessivo», dichiara la campionessa. Durante i mesi precedenti la Paralimpiade parigina, la situazione è peggiorata: durante gli Europei, negli spogliatoi, si è trovata improvvisamente incapace di muoversi, con la gamba destra che non reggeva il peso, la vista offuscata e il braccio paralizzato. Episodi simili si erano verificati anche in allenamento.

Ma il disagio non era solo fisico. Vio rivela di aver affrontato le competizioni di Parigi consumata dalla paura, con blocchi ricorrenti che le impedivano di esprimere il suo pieno potenziale. «Ho capito che non potevo più continuare a fare le cose guidata dalla paura», confessa. Questa consapevolezza l'ha spinta a una decisione radicale: abbandonare lo sport che l'ha resa celebre a livello mondiale per intraprendere un percorso completamente nuovo.

L'atletica rappresenta una sfida affascinante ma totalmente diversa. Dopo un anno di preparazione, Vio sta imparando a muovere il proprio corpo in modi completamente inediti. Se nella scherma utilizzava principalmente la parte superiore del corpo, ora deve lavorare sugli arti inferiori, in particolare sul ginocchio destro che, anni fa, i medici avevano considerato per l'amputazione quando contrasse la meningite. «All'inizio sembrava tutto impossibile. Ancora lo è, ma almeno so che le gambe mi stanno seguendo», spiega con una nota di speranza.

Nonostante le difficoltà tecniche dovute alla necessità di coordinare movimenti completamente nuovi, Vio non rinuncia al suo bisogno profondo di competizione e crescita. «Da quando ho cinque anni penso solo al training, al miglioramento. Non riuscirei a vivere senza un obiettivo sportivo». La paura di svegliarsi senza uno scopo atletico le risulterebbe insostenibile a livello psicologico. L'atletica leggera diventa così il terreno dove coltivare questa necessità vitale, con la consapevolezza che ogni giorno le insegna qualcosa di nuovo e con la determinazione di non ripetere gli errori del passato.