Quarantotto anni dopo il drammatico evento del 16 marzo 1978, quando il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro venne rapito in via Fani a Roma insieme ai cinque agenti della sua scorta - Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi - il Parlamento compie un nuovo passo verso la trasparenza storica. In questa data simbolica, la Camera ha deciso di rendere pubblici documenti sino ad oggi secretati relativi ai lavori della commissione parlamentare di inchiesta sul sequestro del leader democristiano.

L'ufficio di presidenza della Camera, su suggerimento del presidente Lorenzo Fontana, ha autorizzato il rilascio di 64 fascicoli e 3 verbali che vanno ad arricchire il corpus di 992 documenti già accessibili al pubblico. Attraverso il Portale delle Commissioni di inchiesta, chiunque potrà consultare l'intero archivio relativo ai lavori della commissione Moro della XVII legislatura, accedendo anche alle registrazioni audiovisive dei dibattiti parlamentari. Fontana ha commentato la scelta sottolineando come rappresenti "un ulteriore impegno concreto verso la trasparenza, la memoria collettiva e la ricerca della verità".

Nelle stesse ore, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein si è recata in via Fani insieme ad altri quattro parlamentari dem - Andrea Casu, Beatrice Lorenzin, Antonio Nicita e Cecilia D'Elia - per rendere omaggio alle vittime e riflettere su quanto accaduto. Luca Moro, nipote dell'ex presidente democristiano, ha rilasciato una toccante dichiarazione ricca di significato storico: "L'affetto per mio nonno continua a vivere nel cuore della gente comune, che comprende appieno il senso del suo sacrificio. Aldo Moro ha sempre anteposto il bene altrui al proprio interesse personale. Un sacrificio come il suo non rimane mai sterile nella storia".

Il nipote ha poi espresso preoccupazione circa il futuro, osservando che "timidamente temo che con il tempo sempre meno persone siano disposte a offrire la propria vita per il Paese". Tuttavia, ha aggiunto con speranza, "i costruttori di pace e i riconciliatori ricompaiono sempre nella storia umana". Ha concluso parafrasando un celebre insegnamento del nonno: "Non esiste una strada che conduca alla pace, ma la pace è essa stessa la strada".

Una nota toccante emerge dal racconto di Luca Moro circa gli agenti della scorta: il nonno desiderava trasferirli per proteggerli, avvertendo di trovarsi in pericolo, ma gli stessi uomini della protezione chiesero alla nonna di Luca di non essere riassegnati, preferendo restare a fianco del presidente. Una dedizione che testimonia il legame profondo che univa Moro ai suoi protettori nel drammatico epilogo di quella stagione politica italiana.