A quasi mezzo secolo dal 16 marzo 1978, la data che segnò uno dei capitoli più drammatici della storia italiana contemporanea, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani è tornato a commemorare il rapimento dello statista democristiano Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse. Attraverso un messaggio pubblicato sui social media, Tajani ha definito quel momento come uno dei "più bui" della Repubblica, sottolineando come la memoria di quei giorni resti indispensabile per le generazioni attuali.
Nel suo ricordo, il ministro ha voluto dedicare particolare attenzione ai cinque uomini che persero la vita nell'operazione di sequestro: i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci, insieme ai poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Questi agenti, impegnati nella scorta della personalità politica, furono uccisi durante l'imboscata terroristica che avrebbe portato alla cattura di Moro, il quale sarebbe rimasto nelle mani dei suoi sequestratori per 55 giorni prima di essere assassinato.
Tajani ha evidenziato come il gesto di questi uomini rappresenti un testamento civile per l'intera nazione. Il ministro ha ribadito che il sacrificio delle vittime "rimane un ammonimento permanente nei confronti di ogni forma di estremismo violento" e costituisce un appello a mantenere vigile l'impegno collettivo. Per Tajani, la loro memoria deve spingere la società italiana a proseguire nella costruzione di istituzioni sempre più robuste, dove libertà e democrazia rimangono principi non negoziabili.
Quest'anno, come negli anni precedenti, le commemorazioni del 16 marzo si sono ripetute in tutta Italia per ribadire i valori di legalità e convivenza civile che il terrorismo degli anni Settanta aveva tentato di scardinare. L'anniversario rappresenta un'occasione per le istituzioni di ricordare le lezioni apprese da quella stagione complessa, durante la quale l'Italia dovette affrontare il fenomeno delle lotte armate clandestine che per anni insanguinarono il Paese.