Lo scontro diplomatico tra Ungheria e Ucraina sale di tono a Bruxelles. Durante il Consiglio Affari Esteri di oggi, il ministro degli Esteri magiaro Péter Szijjártó ha accusato Kiev di aver cancellato in extremis un incontro trilaterale sulla gestione dell'oleodotto Druzhba, che avrebbe dovuto coinvolgere anche la Slovacchia e i ministri dell'Energia dei tre Paesi.

"L'incontro era stato concordato, ma gli ucraini lo hanno annullato pochi minuti prima dell'avvio", ha spiegato Szijjártó arrivando alle riunioni di oggi nella capitale belga. Il gesto rappresenta l'ennesimo stallo in una controversia che va avanti da settimane e che mette in difficoltà i rapporti all'interno dell'Ue sul fronte energetico.

Maggiore durezza nelle parole del capo della diplomazia ungherese sui tentativi di dialogo rimasti senza esito. Secondo Szijjártó, sia Budapest che Bratislava, insieme anche alle istituzioni europee, hanno proposto ispezioni dirette per verificare le condizioni effettive dell'infrastruttura. Tutte le richieste sarebbero state respinte da Kiev. Ancor più significativo il rifiuto dell'Ungheria di incontrare personalmente i funzionari ucraini durante la missione della scorsa settimana guidata dal viceministro dell'Energia di Budapest.

La posizione di Budapest è netta: non esistono impedimenti tecnici o fisici per ripristinare il flusso petrolifero verso l'Ungheria attraverso il Druzhba. "Si tratta di una decisione esclusivamente politica", ha ribadito Szijjártó. Una considerazione che ha immediatamente ricadute sul tavolo negoziale europeo, con l'Ungheria che ha minacciato implicitamente di usare il proprio potere di veto su decisioni che favoriscono gli interessi ucraini.

La crisi del Druzhba incarna il delicato equilibrio tra il sostegno europeo a Kiev e le esigenze energetiche di Budapest, da anni critica verso le sanzioni alla Russia. La questione rischia di diventare ulteriormente dirimente negli equilibri geopolitici ed economici dell'Unione, con l'Ungheria ferma nella sua contrarietà a quella che percepisce come una punizione ingiustificata verso uno Stato membro.