Si è svolta questa mattina nella chiesa di Santo Tommaso D'Aquino a Palermo la cerimonia funebre di Bruno Contrada, storico funzionario della polizia di Stato e già vice capo del Sisde, l'ex servizio di sicurezza interno italiano. L'uomo, deceduto giovedì all'età di 95 anni, è stato salutato da circa cento presenti tra familiari e colleghi di lungo corso. Un funerale sobrio e appartato, lontano dai riflettori, per un personaggio che ha segnato profondamente la storia recente italiana.
Contrada rappresenta uno dei casi giudiziari più intricati della Repubblica: negli anni Ottanta era considerato un investigatore di eccezionale valore, apprezzato per la sua dedizione nel contrasto alla criminalità organizzata. Quella stessa eccellenza professionale, tuttavia, lo portò in seguito a essere accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 1992 ricevette una condanna a dieci anni di reclusione, verdetto che sembrò suggellare il destino di un uomo caduto in disgrazia.
La storia giudiziaria di Contrada ha però conosciuto un capovolgimento drammatico e riparatorio. La Corte Europea dei Diritti Umani ha successivamente annullato la sua condanna, ritenendola ingiusta e viziata da errori procedurali. Dopo il verdetto cassato, Contrada è stato radiato dalla polizia ma ha ottenuto un consistente risarcimento per il danno subito durante la detenzione ingiustificata, permettendogli almeno di veder riconosciuta la propria innocenza dal punto di vista internazionale.
La cerimonia di congedo ha mantenuto un profilo sobrio e introspettivo: il celebrante ha aperto la messa con una lettura dal Libro della Sapienza, ricordando come "le anime dei giusti riposano nelle mani di Dio", un passaggio che non poteva non risultare carico di significato nel contesto di una vita tanto controversa quanto ricca di sfumature. A rappresentare la famiglia erano presenti i figli Antonio e Guido.
Degno di nota è il dato relativo all'assenza quasi totale di rappresentanti ufficiali della polizia di Stato ancora in servizio. Nessun vertice dei ranghi attuali delle forze dell'ordine ha partecipato alle esequie, un silenzio istituzionale che contrasta con la testimonianza di coloro che hanno voluto comunque rendere omaggio a un collega di vecchia data. La figura di Contrada resta dunque ambigua nella memoria nazionale: né completamente riabilitato dalla società civile, né pienamente rifiutato da chi lo ha conosciuto.