Una giovane studentessa universitaria ha scelto questa mattina di manifestare davanti al ministero della Giustizia in Via Arenula per denunciare una problematica che riguarda migliaia di ragazzi iscritti nelle atenei lontani da casa. Veronica, ventitreenne che frequenta il corso di Cooperazione internazionale alla Sapienza di Roma, si batte contro un'esclusione che la tocca personalmente: l'assenza di meccanismi che le permetterebbero di esprimere il proprio voto nel referendum costituzionale previsto per il 22 e 23 marzo.

La ragazza, che lavora mentre studia, ha spiegato chiaramente il dilemma che la mette in difficoltà: «Devo decidere se tornare a casa per le festività pasquali oppure rinunciare a partecipare alle decisioni della mia Repubblica». La scelta si rivela drammatica perché gli attuali provvedimenti normativi sul voto referendario non contemplano alcuna soluzione per gli studenti pendolari o fuorisede. Veronica ha anche inviato un appello al Presidente della Repubblica Mattarella, cercando di sensibilizzare le istituzioni su una questione che reputa centrale: il diritto al voto non dovrebbe essere condizionato dalla distanza geografica.

Al fianco della studentessa si è schierato il Comitato studentesco referendario per il No del Lazio, che ha colto l'occasione per amplificare il messaggio. «Sosteniamo pienamente questa battaglia», affermano gli attivisti, ribadendo un principio fondamentale: «Il voto rappresenta un diritto inalienabile e non un privilegio riservato a chi ha la possibilità logistica di esercitarlo». La manifestazione mette in luce una frattura organizzativa che da anni affligge i processi referendari italiani, discriminando una fascia significativa di cittadini aventi diritto.