La crisi energetica mondiale continua a colpire duramente gli automobilisti italiani. Nel mese di marzo 2026, i prezzi dei carburanti hanno toccato nuovi massimi, con il gasolio che ha superato la soglia dei 2 euro al litro per la prima volta in quattro anni. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, acuite dall'intervento di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, rappresentano il principale fattore di questa impennata, mettendo ulteriormente sotto pressione famiglie e imprese italiane già alle prese con l'inflazione.
Secondo i dati diffusi dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, il diesel viene venduto al self a 2,07 euro per litro, mentre la benzina si ferma a 1,84 euro. Sulle autostrade i prezzi risultano ancora più elevati: il gasolio raggiunge 2,134 euro al litro e la benzina 1,929 euro. Nel servito, ossia presso le stazioni di rifornimento tradizionali, il diesel arriva a 2,200 euro al litro, la benzina a 1,973 euro, il Gpl a 0,705 euro e il metano a 1,501 euro al chilogrammo. Le regioni più colpite da questa ondata di rincari sono Sicilia, Valle d'Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano, dove il diesel supera i 2,08 euro al litro.
L'esecutivo italiano si difende dalle critiche dell'opposizione, che accusa il governo di essere incapace di gestire la situazione. Il ministro Adolfo Urso ha annunciato possibili "interventi compensativi mirati verso le famiglie a basso reddito e il settore dell'autotrasporto" durante il prossimo Consiglio dei ministri, tuttavia ha categoricamente escluso il ricorso al taglio delle accise, misura che avrebbe potuto alleggerire il peso sui consumatori. L'amministrazione continua a monitorare l'evoluzione dei prezzi senza però intraprendere azioni decisamente risolutive nel breve termine.
Ancora una volta, l'attenzione si sposta a Bruxelles. Il commissario europeo all'energia Dan Jorgensen ha sottolineato che l'Unione Europea non può limitarsi a osservare passivamente l'andamento dei costi dei carburanti, bensì deve attivarsi con misure contingenti e rapide. Le dichiarazioni di Jorgensen riflettono il timore che la situazione possa ulteriormente deteriorarsi, trascinando l'intera economia europea verso una nuova fase critica della sua ripresa economica.