Nicola Gratteri, procuratore capo della Repubblica di Napoli, ha affrontato nel programma In Onda su La7 le polemiche scatenate dalle sue dichiarazioni al quotidiano Il Foglio. In una conversazione telefonica con una giornalista, il magistrato aveva parlato di «fare i conti» con la testata dopo il referendum sulla giustizia, affermazione interpretata dal direttore Claudio Cerasa come un avvertimento preoccupante e che ha acceso il dibattito sul fronte politico, con Antonio Tajani che ha denunciato una presunta violazione della libertà di stampa.

Gratteri ha spiegato il contesto delle sue parole, sottolineando di essere stato oggetto di attacchi quotidiani da parte di diversi organi di informazione da diversi mesi. Ha quindi operato una distinzione netta tra il diritto di informare e quello che egli considera diffamazione. Il magistrato ha ricordato inoltre la sua posizione critica sulla riforma Cartabia, che a suo avviso ha limitato la divulgazione completa dei provvedimenti cautelari, riducendo il diritto dei cittadini alla corretta informazione. Ha anche evidenziato il suo impegno nel sostenere pubblicamente la trasparenza giudiziaria, contrariamente a quanto hanno fatto proprietari e direttori di molte testate.

Il tema principale della conversazione è stato tuttavia l'emendamento proposto da tre deputati di Forza Italia – Maurizio D'Attis, Francesco Cannizzaro e Andrea Gentile – allegato al decreto legato al Piano nazionale di ripresa e resilienza. La disposizione prevede sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati che prendono parte a programmi televisivi, convegni o manifestazioni pubbliche in modo da compromettere l'indipendenza, la neutralità e l'imparzialità della funzione giurisdizionale. Molti osservatori l'hanno già denominata «norma anti-Gratteri» per il tempismo della presentazione e l'obiettivo implicito.

Quando il conduttore Luca Telese gli ha chiesto un commento diretto sulla norma, Gratteri ha reagito con un sorridere di sfida. Ha affermato che non intende modificare il suo operato per via di provvedimenti di questo tipo. Ha quindi ricordato la gravità delle minacce ricevute nel corso della sua carriera, riferendosi a intercettazioni telefoniche in cui si discuteva di progetti per eliminarlo e uccidere i suoi figli. Alla luce di simili pericoli, ha concluso, non potrebbe certo essere intimorito da un emendamento parlamentare. Ha dunque assicurato che continuerà a svolgere le sue funzioni e a partecipare al dibattito pubblico esattamente come ha sempre fatto.