Teheran alza i toni sulla questione dello Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha lanciato un avvertimento inequivocabile nei confronti dei paesi nemici, dichiarando che la via d'acqua strategica rimane accessibile solo alle nazioni amiche. La dichiarazione arriva mentre gli Stati Uniti tentano di mobilitare il sostegno internazionale per operazioni di sicurezza navale nel Golfo Persico, uno dei principali hub mondiali per il traffico petrolifero.

Secondo quanto riferito da Araghchi, la posizione iraniana è netta: "Dal nostro punto di vista, lo Stretto rimane aperto, ma esclusivamente per chi non ci ha aggredito. È precluso a coloro che hanno condotto questa brutale offensiva contro il nostro paese e ai loro partner". Le parole del capo della diplomazia iraniana rappresentano una sfida diretta agli alleati occidentali e israeliani, accusati di aver intrapreso azioni militari che l'Iran considera illegittime.

La tensione si è acuita nel corso dei quindici giorni di conflitto in corso. Araghchi ha inoltre denunciato le richieste americane e israeliane, sottolineando come entrambi i paesi avanzino pretese di "capitolazione incondizionata". Questa escalation verbale riflette il deterioramento della situazione nella regione e l'incapacità dei canali diplomatici di contenere le ostilità.

L'iniziativa di Washington per costituire una coalizione internazionale finalizzata al controllo del traffico marittimo nel golfo persiano non ha per il momento trovato il sostegno sperato. La mossa rappresenta un tentativo di garantire la libertà di navigazione in una zona cruciale per l'economia mondiale, ma finora non ha attratto adesioni significative tra i partner occidentali, evidenziando l'isolamento diplomatico americano su questo fronte specifico.