Una mobilitazione al femminile scende in campo per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia. L'iniziativa "Donne per il Sì" raccoglie le adesioni di oltre 110 professioniste provenienti da ambiti diversi: magistratura, avvocatura, università, giornalismo e società civile. Tra le firmatarie figurano personalità di rilievo come Marilisa D'Amico, costituzionalista dell'Università Statale di Milano, Paola Concia (ex deputata), Claudia Eccher del Consiglio Superiore della Magistratura, Lella Golfo della Fondazione Marisa Bellisario, Claudia Segre di Global Thinking Foundation e la giornalista e scrittrice Rosanna Lambertucci.

L'appello sottolinea come la riforma della giustizia rappresenti un'occasione cruciale per affrontare anche la questione della rappresentanza femminile negli organi di governo della magistratura. Le promotrici evidenziano un paradosso preoccupante: mentre le donne costituiscono ormai da vent'anni la maggioranza tra i vincitori dei concorsi di accesso alla magistratura (superano il 56% con oltre 5mila magistrate), la loro presenza nei vertici rimane marginale. Nell'ultima consiliatura del Csm, in carica dal 2018 al 2027, solo 6 donne su 20 componenti togati hanno ottenuto un posto, cifra che rappresenta meno di un terzo dell'organo.

Il fenomeno si ripete ancora più accentuato nei ruoli direttivi: circa il 68% dei magistrati che ricoprono funzioni direttive sono uomini. Negli uffici giudicanti, già sbilanciati a favore della componente maschile, la situazione peggiora ulteriormente negli uffici requirenti, dove le donne guidono l'ufficio soltanto nel 23% dei casi.

Secondo le firmatarie, il voto favorevole alla riforma non rappresenta una semplice rivendicazione di posizioni di potere, ma una strategia strutturale per eliminare i meccanismi correntizia che intralciano il percorso di carriera delle donne. "Un'amministrazione della giustizia liberata dall'influenza delle correnti interne consentirebbe di valorizzare pienamente il merito - si legge nell'appello - garantendo trasparenza e garantendo alle donne il riconoscimento pieno delle loro competenze, con ricadute positive sulla qualità complessiva della giurisdizione".

Le promotrici invitano tutti i cittadini a recarsi alle urne il 22 e 23 marzo per esprimere un convinto voto affermativo sulla scheda referendaria. L'obiettivo dichiarato è costruire una magistratura più equilibrata, dove le capacità professionali contino più dei legami correntizia e dove la rappresentanza di genere rispecchi effettivamente la qualificazione delle candidate.