A distanza di sette mesi dall'attacco subito dalla nave Ocean Viking, l'organizzazione francese Sos Méditerranée rilancia un'accusa pesante verso l'Europa e l'Italia: i governi finanziano consapevolmente la Libia sapendo che quei denari serviranno per compiere operazioni violente e illegittime contro le persone in fuga e contro le navi di soccorso civile. L'organizzazione ha deciso di approfondire le dinamiche dei trasferimenti economici verso Tripoli proprio perché dalle istituzioni non è arrivata alcuna risposta concreta dopo l'episodio di settembre, quando la Guardia costiera libica ha aperto il fuoco sulla Ocean Viking con raffiche di mitra per oltre venti minuti.
L'attacco è avvenuto in zone controllate dalle milizie del generale Al Zoubi, oggi sottosegretario alla Difesa libico. Secondo la ricostruzione di Sos Méditerranée contenuta in un rapporto dettagliato, pochi giorni dopo l'accaduto l'ambasciatore dell'Unione europea in Libia, l'italiano Nicola Orlando, ha incontrato lo stesso Al Zoubi. Successivamente il sottosegretario libico si è recato a Roma per colloqui con i ministri Crosetto e Piantedosi. Nonostante comunicazioni interne europee testimoniassero «crescente preoccupazione per l'uso di armi», l'Italia avrebbe accettato la versione ufficiale di Tripoli che sosteneva il pieno rispetto dei protocolli di sicurezza.
La narrativa libica ha rovesciato i termini della responsabilità: secondo Al Zoubi, sarebbe stata la Ocean Viking a violare le procedure entrando nell'area di ricerca e soccorso senza autorizzazione delle autorità libiche. Sos Méditerranée demolisce questa versione con documentazione alla mano, chiarendo che la nave operava in acque internazionali, regolarmente autorizzata dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Roma a dirottarsi verso un'imbarcazione in difficoltà. La motovedetta impiegata nell'aggressione risulterebbe essere stata fornita proprio dall'Italia alla Libia come «regalo».
L'inchiesta dell'ong rivela un sistema opaco di finanziamenti europei verso Tripoli, senza meccanismi verificabili di controllo sull'uso effettivo dei fondi. L'organizzazione ha presentato denunce formali presso le procure italiane e europee, in attesa ancora di risposte. Intanto continuano gli accordi fra Roma e le autorità libiche nonostante le crescenti violazioni documentate. La denuncia di Sos Méditerranée solleva interrogativi cruciali sulla coerenza fra gli impegni europei sui diritti umani e le politiche migratorie che, di fatto, alimentano le capacità operative di chi commette abusi contro i più vulnerabili.